IMPORTANZA DEL PLIÉ 2 metafore famose

plié di un insetto su di un filo d'erba

doppio plié

Anche le persone completamente estranee alla danza sono in grado di associare il termine plié alla lezione di balletto accademico; parecchi di loro sanno perfino di cosa si tratti, o credono di saperlo. In effetti non esiste classe di balletto classico che non consacri ai pliés un paio di esercizi, il primo dei quali entro i primi minuti di riscaldamento, e non esiste metodo di apprendimento che ne sottovaluti l’importanza. Gli esercizi per principianti, oltre che rinforzare le parti anatomiche coinvolte nei pliés, dovrebbero essere concepiti in modo che ogni allievo comprenda la loro fondamentale funzione. Molti dei maestri con i quali il destino mi ha portato a studiare, tra i quali Elisabetta Terabust, prima o poi ricorrono alla metafora che trasforma il plié nel pane dei danzatori: nutrimento fondamentale, accompagnamento necessario a qualsiasi cibo si trovi nel piatto, buono a qualsiasi ora del giorno purché non secco.
Benché il termine plié derivi indubbiamente dal francese, sarebbe un errore ritenere che il suo uso sia oggi circoscritto alle lezioni di balletto classico, poiché anche nelle classi di modern-dance si utilizza questo vocabolo, e non poco. Per spiegarne la funzione, i maestri di modern-dance utilizzano sovente l’immagine della tigre, o di un altro felino, che si prepara a balzare sulla preda abbassandosi ventre al suolo. Da Martha Graham in poi il plié è stato inoltre investito di un valore espressivo che invece nella tecnica accademica non ha mai avuto. Gli ostentati pliés che cadenzano le coreografie dell’artista americana contengono – ai miei occhi – tutto il fascino della mobilità animale. Altre metafore? Ho sentito spesso Jorma Uotinen, uno dei maggiori coreografi viventi, riferirsi al plié come all’elemento più sacro a cui dovrebbero rivolgersi le preghiere di tutti i danzatori. E non credo che stesse scherzando più di tanto.

IMPORTANZA DEL PLIÉ 1 evitare di farsi male

una molla in bianco e nero

) ) ) ) ) ) ) ) )BOJNG!

Nel contesto della mobilità naturale, molte semplici sequenza di movimenti, come correre, sono eseguibili solo molleggiando sulla gamba di sostegno, piegandola all’altezza delle ginocchia. Certo, si può anche marciare muovendo le gambe come se mamma non ci avesse fatto le rotule, ma a quale prezzo? Fatica, lentezza, mal di schiena e qualche ruzzolone sui dislivelli – proprio come robot antiquati. Generazioni di danzatori, maestri e coreografi hanno dunque migliorato un comportamento motorio molto comune – molleggiare sulle gambe – fino a renderlo estremamente efficace. Questa tecnica ha un nome francese: plier.

Sebbene il plié abbia origine e funzione intuitiva è necessario praticarlo ogni giorno. I danzatori, facendo un uso intensivo del proprio corpo, devono infatti ottimizzare anche quei movimenti già presenti nella mobilità più comune, ovvero aumentarne la compatibilità anatomica minimizzando il rischio di danneggiare le parti coinvolte. In altre parole: spremere il massimo dal proprio organismo senza farsi male. A questo scopo, una delle nozioni più importanti riguarda il modo in cui può essere piegata la gamba senza pericolo di ledere i legamenti del ginocchio. Durante un plié – indipendentemente dalla sua durata – il ginocchio deve essere mantenuto a piombo sul piede, è cioè necessario verificare che ginocchio, bacino, e alluce siano sempre sullo stesso piano. Detto con altre parole: indipendentemente dalla situazione in cui si trovano le gambe, un plié sarà fisiologicamente corretto solo se l’ipotetica linea che unisce il ginocchio alle dita del piede è perpendicolare al pavimento. Ciò vale sia per le posizioni en dehors, che per quelle in cui la gamba non è ruotata. Vale sempre.

plie_spirale

la spirale immaginaria che guida il plié

Uno dei miei metodi preferiti per effettuare plié sicuri consiste nell’associarne l’esecuzione alla percezione immaginaria di una spirale ascendente (d’aria calda, di elettricità, di solletico), che avvolge la gamba in senso antiorario. Questa sensazione illusoria aiuta ad orientare correttamente tutti i gruppi muscolari in gioco e ad attivare il giusto grado di contrazione. Ho il sospetto che questo genere di visualizzazioni mentali, difficilmente sostituibili, derivi dallo yoga, ma è molto usato anche nel Feldenkrais.

BODYBUILDING PER DANZATORI 4 dolori vincenti

ti dimostrerò che posso fare di TE un uomo nuovo!

posso fare di TE un uomo nuovo!

Il body building ha l’obbiettivo di provocare cambiamenti significativi nella composizione corporea. La maggior parte degli appassionati di questo antico sport persegue principalmente finalità estetiche, è cioè interessata a cambiare la forma del proprio corpo e non a partecipare a competizioni di sollevamento pesi. Anche i danzatori, per lo più uomini, si pongono spesso il problema di come migliorare l’aspetto del proprio corpo. Molti danzatori modern-dance praticano un po’ di culturismo; tra i coreografi mi viene in mente lo statunitense Steven Petronio, che non ha mai nascosto la sua attrazione verso le palestre.
Il tipo di culturismo che più si adatta alle necessità del danzatore consiste in un allenamento breve, molto intenso e poco frequente. Pochi esercizi, poche ripetizioni, sforzi intensi. Tra una seduta di allenamento e la successiva io farei passare almeno cinque giorni, perché è in questo lasso di tempo che il muscolo cresce, se lo si nutre adeguatamente. Il processo di riparazione delle fibre stressate dagli esercizi effettuati in palestra inizia infatti quando cessano i tipici dolori post-allenamento, che a sua volta insorgono la mattina successiva. Tornare a stressare i muscoli prima di aver rigenerato le fibre comporta una perdita di massa. Sovrallenarsi renderebbe inutili i vostri sacrifici!
Chi pratica il culturismo con intelligenza non faticherà ad abituarsi ai dolori post-allenamento. Si distinguono da tutti gli altri, compreso l’indolenzimento acuto che si può avvertire durante l’esercizio, perché si manifestano dopo parecchie ore e durano tutto il giorno seguente. Questi dolori strutturali purtroppo sono inevitabili, e se proprio si prevede di avere una settimana di prove molto intensa allora è meglio saltare l’allenamento in palestra. Una bella sauna abbrevierà il completo recupero, però molti veterani del bodybuilding consigliano di farla parecchie ore dopo l’allenamento. Perciò, se ne avete l’opportunità, entrate in sauna il giorno successivo il workout, io sfortunatamente non ne ho il tempo.

BODYBUILDING PER DANZATORI 3 alimentazione

equipaggiamento completo per culturisti vendesi

equipaggiamento completo per culturisti vendesi

L’ultima fondamentale avvertenza per i danzatori che vogliono praticare culturismo riguarda l’alimentazione. Tutti sanno che i bodybuilder sostengono i propri allenamenti con una dieta adeguata. Come gli altri atleti, ma ancora più di loro, i culturisti hanno un fabbisogno di proteine superiore a quello indicato nelle tabelle RDA (Recommended Dietary Allowance), che in effetti indicano la quantità minima di sostanze nutritive che dovrebbero essere assunte giornalmente. Per quanto non siano alla ricerca di qualche primato, anche i danzatori dovrebbero adattare la propria alimentazione al volume di lavoro. Io presumo che ciascun danzatore conosca le proprie esigenze nutrizionali ed abbia trovato una dieta idonea. Volendo però incrementare la massa magra corporea, il danzatore culturista dovrà modificare le proprie abitudini alimentari, valutando di aumentare l’apporto di proteine tramite i cibi che le contengono naturalmente (carne, le uova il latte), oppure tramite un moderato ricorso ad integratori.
Purtroppo i danzatori, professionisti o ancora studenti, affaticano prevalentemente le gambe. Salvo rari casi, le classi di balletto accademico si concentrano sull’allenamento degli arti inferiori. Infatti alle ballerine fanno sempre male le gambine. Non è allora improbabile che una maggiore disponibilità di proteine si risolva in un aumento della massa delle gambe. Qualcuno ne trarrà giovamento, la maggior parte dei danzatori invece no. Un aumento del volume delle gambe avrebbe fatto apparire meno voluminosa la parte superiore del mio corpo, che è proprio l’opposto di quello che desideravo ottenere.
Il problema – assumere integratori proteici senza ingrossare gli arti inferiori – lo si può risolvere solo per tentativi. Ho dunque effettuato vari esperimenti. La mia attuale strategia è di assumere 20-30g di polveri proteiche tipo whey (derivate dal siero del latte, velocemente assimilabili) immediatamente dopo l’allenamento in palestra, che io effettuo nel mio giorno libero, di pomeriggio. Una merenda super-proteica che soddisfa il mio aumentato fabbisogno di proteine senza interferire con l’affaticamento dovuto alla danza (classi e prove). Quando ho provato ad assumere polveri proteiche anche gli altri giorni della settimana, ho ben presto osservato l’accrescimento della massa muscolare dei miei arti inferiori.

FORSYTHE ALLA BIENNALE DI VENEZIA

In stretta collaborazione con i danzatori del defunto Frankfurt Ballett il coreografo di origini statunitensi William Forsythe ha analizzato la nervatura tecnica e ideologica del balletto accademico, ricombinandone gli elementi in spiazzanti coreografie formaliste eppure dissacranti. A partire dagli anni Ottanta, gli esiti di questo approccio alla tradizione hanno conquistato le platee di tutto l’occidente e reso la compagnia tedesca un modello di funzionalità, finché, nel 2004, il contratto che legava Forsythe al Ballett Frankfurt è scaduto e la compagnia è stata chiusa. Una parte dei danzatori ha però seguito l’ex direttore, il quale ha formato una nuova équipe – The Forsythe Company – più snella e tecnicamente orientata verso la danza contemporanea.

Oltre ad una straordinaria libertà espressiva, gli ultimi acclamati lavori del coreografo denotano una inedita attenzione ai formati multimediali ed alle installazioni interattive. Un precedente esempio dell’interesse di Forsythe verso nuovi strumenti di indagine artistica è Withe Bouncy Castle, del 2003: un enorme gonfiabile in forma di castello sul quale gli spettatori sono liberi di rimbalzare e fare capriole. Anche tramite l’opera presentata alla Esposizione Internazionale d’Arte numero 53 della Biennale di Venezia Forsythe continua a stimolare gli spettatori a fare esperienza degli elementi costitutivi dell’arte coreografica, ovvero mobilità umana, contesto spaziale e percezione del tempo. L’istallazione propone infatti ai visitatori di muoversi nello spazio di uno stanzone, avvalendosi di 200 anelli da ginnastica appesi a varie altezze. Alcuni temerari si arrampicano verso gli anelli situati più in alto, altri oscillano infilando i piedi in quelli più bassi; altri ancora – improvvisandosi acrobati – usano il proprio peso per imprimere alle corde un avvitamento. Gli anelli sono ostacoli od opportunità? Benché ogni avventore sia costretto a confrontarsi con la precarietà del proprio equilibrio, tutti sembrano assorti in un delicato e specifico stato di concentrazione. A quei pochi che resistono alla tentazione di avventurarsi nell’ambiente sembra di assistere ad una coreografia che si sviluppa in tutte e tre le dimensioni dello spazio. Io ho giocato ad attraversare lo spazio senza urtare anelli e persone.

L’oggetto coreografico The Fact of Matter – che i più avveduti troveranno affine alle equipment dances di Trisha Brown – è situato in uno dei padiglioni (1j) remoti dell’arsenale. Attenzione, non è ben segnalato, e molti visitatori, già stremati dalla gigantesca esposizione, se lo perdono.

RI-DANZARE OLTREPASSA QUOTA DIECIMILA

logoridanzare_tre_noiseQuesto è un  blog di considerazioni sul danzare; con racconti, confronti tra stili, esercizi e molte immagini inedite. Risorse e spunti di approfondimento per appassionati di danza contemporanea, break dance, balletto, e modern-dance. In più: esplorazioni delle metropoli della danza, pillole di storia della coreografia.

Le mie note sulla danza – dopo 19 mesi dal loro debutto – sono molto più consultate di quanto mi potessi aspettare quando ho iniziato a raccoglierle su ri-danzare. Non conosco i numeri di blog analoghi e quindi non posso sapere se la mia soddisfazione è giustificata oppure no, però mi sento molto lusingato del risultato. Ho ancora un rammarico, mi piacerebbe conoscere meglio i miei timidi visitatori. Rinnovo dunque il mio invito a commentare gli articoli, ad intervenire, a chiedere.

consultazioni mensili del blog 2008-2009

consultazioni mensili del blog dal debutto fino ad oggi

BODYBUILDING PER DANZATORI 2 gli esercizi

senza esagerare!

un passo di minuetto

Il bodybuilding, in Italia culturismo, può essere un buon complemento allo studio della danza per tutti coloro ai quali un corpo più plastico regalerebbe una maggiore incisività sul palcoscenico. Ho conosciuto danzatori magrolini pienamente soddisfatti della propria carriera, tuttavia se un ballerino sentisse il bisogno di migliorare il proprio aspetto, potrebbe lavorare sui volumi delle masse muscolari, ricorrendo al culturismo.
In accordo con le più moderne teorie, l’allenamento del danzatore sarà breve, intenso e non troppo frequente. Per ottenere i migliori risultati,  in termini di aumento di massa muscolare, il mio consiglio è di recarsi in palestra una sola volta alla settimana ed eseguire pochi esercizi, ma molto faticosi. Io ci vado il mio giorno libero, ed eseguo cinque/sei esercizi, ciascuno consistente in tre serie di ripetizioni del medesimo sforzo. Ogni esercizio è studiato per stimolare un gruppo di muscoli della parte superiore del corpo. Non alleno mai le gambe, già abbastanza muscolose a causa del training della mia compagnia. Non faccio mai esercizi di definizione muscolare. Compreso un minuzioso riscaldamento, la mia seduta di culturismo non dura più di 70 minuti. Dopo di che seguo una lezione di hata yoga; anche i veri esperti dell’arte del ferro consigliano di fare stretching.
Nonostante che i culturisti preferiscano utilizzare i pesi liberi, io ricorro il più possibile alle macchine. Manubri e bilanceri sono più efficaci, ma le macchine, poiché guidano il movimento, permettono di isolare maggiormente le fasce muscolari da contrarre. Tra tutti i macchinari io preferisco quelli dove si può stare seduti. Una volta che si è appreso ad usarle, queste macchine ti aiutano a proteggere da schiacciamenti la zona lombare della colonna vertebrale, a non contrarre inutilmente il collo. Poiché ogni palestra ha molte macchine, inizialmente ho chiesto consiglio ad un istruttore. Gli ho spiegato quali muscoli volevo potenziare e ho ricevuto una lista di macchine: pulldown (gran dorsale), chest incline (pettorali), shoulder press (spalle), low row (trapezio), panca di Scott (bicipite), ercolina (tricipite). I consigli degli istruttori non sono mai sbagliati, ma dopo un po’ di tempo si impara a calibrare meglio le serie.

senza esagerare!

senza esagerare!

I culturisti più esigenti hanno delle formule e delle tabelle per calcolare il numero delle ripetizioni, il carico di lavoro, la durata dei tempi di recupero. In ogni palestra ci sono atleti dalla massa ragguardevole che si allenano consultando continuamente, cronometro alla mano, dettagliate schede plastificate. I dati che vi annotano sopra servono anche a verificare l’aumento progressivo del Massimale, ovvero del massimo peso che riuscirebbero ad alzare (una sola volta) in un dato esercizio. Se, come me, vi accontentate di risultati meno ambiziosi, potete seguire un metodo più empirico. Io eseguo tre serie di sei/otto ripetizioni per ciascun esercizio, con carico crescente; riposo almeno due minuti dopo ogni serie.
La prima serie serve a far affluire il sangue, dunque si può andare relativamente più veloci, e fare qualche ripetizione in più. Le ripetizioni della seconda e terza serie devono invece essere eseguite molto lentamente, perché la contrazione deve coinvolgere tutte le fibre muscolari. Inoltre io eseguo ogni escursione in tempo di walzer: contrazione – espirando – durante il primo battito; riallungamento – inspirando – nel secondo e terzo battito. 1-2-3; 2-2-3; 3-2-3; 4-2-3; e via così, senza mai decontrarre completamente i muscoli interessati, fino a che non finisce la serie. Vi suggerisco infatti di non riappoggiare mai il peso e di non stendere mai completamente le braccia, in modo che i muscoli sotto sforzo restino contratti al massimo per tutta la durata della serie. Alla fine delle terza serie normalmente non sono in grado di fare altre ripetizioni, se invece lo sono allora la settimana successiva incremento i carichi. La tentazione di incrementare tutte le settimane è forte, ma allenandomi soltanto una volta alla settimana, ogni piccolo aumento di massa deve essere stabilizzato con pazienza.

BODYBUILDING PER DANZATORI 1 avvertenze

Roberto Bolle culturista

Bolle di Ferro

La pratica del body building ha l’obbiettivo di provocare cambiamenti significativi nella composizione corporea. Tramite appositi esercizi ed una alimentazione specifica i culturisti cercano infatti di aumentare la propria massa muscolare.
La maggior parte degli appassionati di questo antico sport persegue principalmente finalità estetiche, è cioè più interessata a cambiare la forma del proprio corpo che a partecipare a competizioni di sollevamento pesi. Poiché anche i danzatori, specie gli uomini, possono essere interessati a modificare visibilmente il proprio corpo, vale la pena di esaminare in che modo il bodybuilding può rappresentare un valido complemento allo studio della danza. Ho personalmente testato che il culturismo può migliorare sensibilmente l’aspetto di un danzatore, e dunque offrirgli qualche opportunità in più, ma prima di ragionare di esercizi ed alimentazione è necessario fare chiarezza su alcune questioni fondamentali. Occorre prima di tutto soffermarsi su tre importanti avvertenze.

  • Il corpo del culturista perfetto è costruito secondo canoni estetici completamente diversi da quelli con cui si giudica un danzatore. Osservando una qualsiasi competizione si capisce immediatamente perché ciò che rende bello un culturista potrebbe limitare fortemente la carriera di un ballerino. Poiché ogni coreografia ha un diverso significato, il corpo di un danzatore deve essere adatto a veicolare una vasta gamma di significati. Deve essere – detto approssimativamente – più neutro di quello, troppo artificiale, del culturista. Vi immaginate che poesia se, al di là di presumibili difficoltà motorie, Roberto Bolle avesse i bicipiti di Braccio di Ferro?
  • Un eccesso di massa muscolare può rendere il danzatore incapace di eseguire con scioltezza molti movimenti. Anche se ha potenzialmente acquisito una maggior forza, il ballerino troppo palestrato risulta goffo perché ha perso la capacità di muoversi agilmente. Poiché danzare è più una questione di flessibilità che di forza, sarà bene che il bodybuilding del danzatore sia equilibrato, soprattutto su spalle e collo.
  • Lavorando con carichi di peso di un certo rilievo non è difficile procurarsi tendiniti e stiramenti muscolari. Il danzatore dovrà essere estremamente prudente mentre si allena in palestra, poiché sarebbe un disastro se si facesse male il giorno prima di uno spettacolo o di una audizione. Prima di iniziare dovrà adeguatamente riscaldare tutte le fasce muscolari coinvolte nell’allenamento, specie gli addominali. Talvolta i normali frequentatori delle palestre si mettono a socializzare tra un esercizio e l’altro: sarebbe bene che il danzatore restasse concentrato su ciò che sta facendo.

    PRIMA E DOPO LA VERTICALE

    Per concludere la serie di articoli sulla verticale con tre appoggi – uno degli argomenti più gettonati di RI-DANZARE – ho raccolto alcuni suggerimenti su come prepararsi alla sua esecuzione e su come danzatori ed appassionati possono sfruttare al meglio i suoi benefici.
    calendarSETTIMANE PRIMA. Se, come me, fate molta fatica ad eseguire la verticale (o la Posizione sulla testa, o il power-freeze), potete iniziare a praticare alcune posizioni preliminari, utili sia per irrobustirsi, sia per capirla meglio. Un ostacolo importante all’esecuzione della verticale è la rigidità della schiena (muscolare ed articolare). Molti altri danzatori faticano perché non hanno la muscolatura della schiena sufficientemente forte. Una buona soluzione ad entrambi i problemi è la candela – o Posizione sulle spalle – eseguita però rigorosamente, ovvero cercando di allineare collo, bacino e piedi. Chi soffre a fare la verticale, soffrirà anche a fare la candela, però questa posizione è più semplice perché non comporta continue cadute durante la fase di apprendimento. Per eseguire la candela si è costretti ad raddrizzare la colonna vertebrale, usando muscoli dorsali e addominali. Io piego i gomiti e appoggio le mani sul dorso, in modo che anche questa spinta possa contribuire all’allungamento della colonna. Finché la colonna è curva i piedi tenderanno a posizionarsi sul naso, anziché a piombo sul bacino, come dovrebbero. Attenzione a non dimenticarsi di rilassare il collo, cosicché il mento possa toccare la gola.

    clock2MINUTI PRIMA. Per eseguire la verticale occorre prima aver scaldato tutta la muscolatura del corpo. Io mi esercito nella Posizione sulla testa alla fine della classe di balletto accademico. Prima della verticale eseguo per cinque respiri la candela e poi continuo lo stretching portando le dita dei piedi a terra, dietro la nuca. Se eseguendo questa seconda posizione – detta asana dell’Aratro – sentite difficoltà a respirare e dolore al collo, tornate immediatamente distesi piegando le gambe, se invece volete incrementare la distensione dei muscoli, staccate le mani e allungate le braccia per terra, in direzione opposta alle gambe.

    clock2SUBITO DOPO. Dopo che sono sceso dalla verticale, mantengo per una decina di respiri la testa per terra cercando di rilassare il collo. Se non lo faccio, quando mi alzo mi gira la testa e manca il respiro. Qualche volta tengo la verticale troppo a lungo: è sbagliato, la colonna vertebrale si difende da questa aggressione irrigidendosi come un bastone.

    calendarSETTIMANE DOPO. Quando si riesce ad eseguire la verticale fluidamente, si può intensificare il lavoro aprendo le gambe a V. Oppure si può tentare, spingendo forte sugli avambracci, di staccare la testa da terra. Su questa strada i più motivati troveranno presto la verticale a due appoggi (le mani), che per me è ancora fantascienza.

    GALASSIA MOMIX dance company

    schema della galassia MOMIX DANCE COMPANY

    schema della galassia MOMIX DANCE COMPANY

    Qualche tempo fa ha debuttato la creazione per MaggioDanza del giovane coreografo Anthony Heinl, cresciuto nei Momix Dance Company fino a diventare assistente di Moses Pendleton, che è il più noto tra i fondatori del gruppo. Lo spettacolo, nel suo complesso, non si discostava troppo dalla formula illusionistica ed acrobatica che ha reso famosi i Momix. Le scene non-narrative di cui si compone Firefly – è questo il titolo della creazione – sono infatti abitate da ombre gigantesche, psichedeliche forme fosforescenti, fantasmi di ballerine svolazzanti. La vera sperimentazione coreografica è altrove, ma tutto quello che ho visto, comprese le colorate proiezioni di Nadessja Casavecchia, era di buon gusto. Il pubblico del Maggio Musicale ha giustamente apprezzato gli attimi di stupore che lo spettacolo ha saputo regalare, ed anche i detrattori più acidi hanno sottolineato l’intelligenza con cui MaggioDanza ha collaborato alla complicata messa in scena, misurandosi coraggiosamente con le atletiche sequenze sul grande materasso gonfiabile.
    Tra gli inventori della concezione di spettacolo esemplificata da Firefly c’è Alvin Nikolais, autore di un abbacinante teatro multimediale. Tutti i personaggi che fanno parte della galassia Momix sono eredi del poliedrico artista statunitense, ma la vera origine della formula, nonché della relativa tendenza a smaterializzare il corpo, è da collocarsi nei fantasmagorici assoli di Loie Fuller, sempre sorretti da pionieristiche trovate illuminotecniche.

    firefly-4

    Firefly futurismi

    Firefly, un trucco spiegato

    Firefly, un trucco spiegato