BALLETTO CLASSICO scuola americana

Gli insegnanti di balletto accademico che fanno riferimento alla scuola americana costruiscono sempre esercizi estremamente chiari dal punto di vista degli accenti musicali. Questa loro proprietà è spiegabile con il tipo di repertorio che affrontano i ballerini delle principali compagnie statunitensi, ovvero i balletti di Balanchine, tutte opere caratterizzate da una complessa e raffinatissima musicalità.
Una premessa: affinché il corpo possa possa muoversi con accenti chiari è necessario che il danzatore sia in grado di solfeggiare, almeno in modo elementare. Le eccezioni sono rare; danzatori confusi sulle pulsazioni ritmiche raramente eseguono movimenti precisi. Però sapersi orientare nelle pulsazioni e nelle battute potrebbe non bastare: la coreografia sarà tanto più leggibile quanto più sono netti anche i movimenti eseguiti sugli accenti deboli. Non è una questione di forza fisica, si tratta piuttosto di arrivare velocemente alle posizioni, anche a quelle intermedie, invece che indugiare nelle transizioni.
Il possibile fraintendimento è purtroppo spesso indotto da questo genere di insegnante. Anche il termine energy, usato ricorrentemente da maestri di questo tipo, può indurre in errore. L’invito “more Energy!” non deve essere frainteso con “usate più forza muscolare!” e potrebbe invece essere tradotto con: “Siate più netti, affinché la vostra danza risulti visivamente più forte, cioè più interessante”. Questa prospettiva spiega ancora meglio un termine affine, power, usato in modo ricorrente da alcuni maestri, tra i quali Patricia Neary. Il “power” non è un richiamo ad usare più benzina, ma è un invito a ricercare l’esito di incantare, cioè possedere, coloro che ti stanno guardando danzare.
Danzare senza accenti è più il risultato di una pigrizia intellettuale che fisica. Aggiungere forza muscolare alla propria esecuzione non aiuta il danzatore ad ottenere movimenti più netti, che anzi risulta rallentato e goffo se utilizza l’apparato muscolare più del necessario (Nanette Glushak rivolgendosi ad una danzatrice: “you work too much, in the wrong way”). Questo errore rientra nel vasto insieme di trappole che definirei scambiare un mezzo per un fine.

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