LA SBARRA nel training dei danzatori

Tutti sanno che il training più adatto alla danza contemporanea non utilizza le sbarre. Gli studios più prestigiosi, come la favolosa residenza della Siobhan Davies Dance Company a Londra, ne sono progettualmente sprovvisti. Anche la modern dance di origini americane, come la tecnica Graham o la tecnica Limòn, ha sempre ignorato le sbarre lungo le pareti, probabilmente per una avversità ideologica allora comprensibile, ma oggigiorno insostenibile. Bisognerebbe infatti poter sostenere che nessun strumento può essere d’ausilio mentre si educa il proprio corpo a muoversi, ma ciò è smentito da moltissime discipline, prima tra tutte le yoga, che invita ad utilizzare coperte, mattoni, ed elastici per migliorare gradualmente le asana.
È vero però che dal punto di vista didattico le sbarre sono fuorvianti, cioè sono pericolose per i maestri. Gli insegnanti degli allievi principianti sono preoccupatissimi che i propri allievi non si appoggino troppo alla sbarra. “Non vi appoggiate!” – ripetono continuamente – “Lasciate la sbarra”. Questi maestri sembrano impegnati ad imporre la disciplina piuttosto che a coltivare il talento, temono infatti più la pigrizia della stupidità. Invece sarebbe meglio dedicare più attenzione a come va utilizzata la sbarra, partendo però dal presupposto contrario: la sbarra serve proprio a stabilizzare il proprio equilibrio mantenendosi relativamente fluidi, in modo da allenarsi a muovere una parte di corpo senza influire sull’altra. Serve a non indurire esageratamente i muscoli delle gambe e della schiena mentre muoviamo una gamba, in modo da poterlo poi rifare anche al centro. “Sans crisper” – senza contrarre – dice spesso Florence Clerc, étoile dell’opéra di Parigi, dopo aver mostrato un esercizio alla sbarra. Un po’ di psicologia: la sbarra serve a sconfiggere la nostra tendenza a contrarre eccessivamente i muscoli per paura di cadere, o, peggio ancora, per voler dimostrare di essere volenterosi.
Sfruttiamo dunque la sbarra, che dovrebbe scorrere ad un’altezza compresa tra l’ombelico e lo sterno: appoggiamoci bene il palmo della mano, in modo da sentire, tramite la pelle, quando ci stiamo sbilanciando; rilasciamoci tutto il peso del braccio, in modo che la spalla e la scapola siano tranquille e non imprimano goffe rotazioni al torso. La sbarra di Evgheni Polyakov, intelligente maestro cosmopolita, portava particolare attenzione a tutti gli trasferimenti di peso avanti-dietro, temps lié per gli ortodossi, invitando a spostare generosamente anche la mano appoggiata in modo da usarne la spinta . Corrispondentemente io mi aiuto parecchio anche negli spostamenti di peso verso il centro della sala e ritorno: prima mi spingo e poi mi tiro.

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