Con il termine identità intendo quel nucleo di idee ricorrenti a cui facciamo riferimento quando diciamo: “io”. Alcuni danzatori vi fanno riferimento costantemente, piegando la propria esistenza per essere sempre all’altezza del proprio enorme io. Altre personalità sono in grado di perseguire obiettivi più diversificati, poiché hanno un rapporto meno esclusivo con il proprio ego. Alla lunga, le azioni determinate dal proprio dispotico io, piuttosto che da genuino entusiasmo, non rendono felici. Quale che sia il problema, motorio o interpretativo, l’ego indica sempre soluzioni rigide, conosce solo contrapposizioni, è impermeabile alle novità ed ai buoni suggerimenti.
Una prima via di uscita consiste nel convincersi che i pensieri con cui abbiamo costruito la nostra identità sono, in realtà, temporanei tanto quanto tutti gli altri. La maggior parte dei nostri pensieri si riferisce ad una situazione ben determinata e non esitiamo a cambiare idea quando ci rendiamo conto che la situazione non è più – o non è mai stata – quella che ritenevamo. Perché invece attribuiamo tutto questo valore a quel gruppo di pensieri che ci siamo abituati a considerare “il vero noi stessi”? Arriviamo perfino a credere che l’identità non sia un prodotto della mente, ma qualche cosa che ci giunge da altrove, dal cuore. Credere che l’identità sia immutabile perché scritta nell’anima è idolatria, perché tutti sappiamo che l’anima parla invece il linguaggio dell’altruismo. Infatti la via spirituale cerca la felicità dell’individuo a partire dal suo sapersi sciogliere nell’organismo universale che riunisce tutte le creature viventi.

due ballerine, belle
L’identità, come tutte le altre idee, è temporanea. Attaccarsi ad un io immutabile non conduce alla serenità nessuno, e tantomeno un danzatore. Un artista deve conoscere se stesso, quale è in ogni fase della propria vita, istante per istante. Non può affidarsi ad un vecchio modello, non può nascondersi dentro un guscio secco, non può usare parole consumate. Inoltre i danzatori, costretti dal training a guardarsi costantemente allo specchio, tendono molto facilmente a sovrapporre la propria professione alla propria identità. Ciò spiegherebbe perché le ballerine sono spesso spaventate dai cambiamenti inevitabilmente connessi con l’invecchiare. Identificarsi con una attività di brevissima durata, piena di alti e bassi, sempre sottoposta al giudizio dispotico di persone raramente benevole, non può essere una buona idea. Ciascuno di noi è diverso di quel che pensa di essere, ed è sicuramente più di quel che ha fatto – o farà – nella prima parte della sua vita.


Aprile 2, 2009 alle 7:57 pm
“La tua ombra cambia forma in viaggio, si ingobbisce su una duna, si spezzetta nel sole dietro a una grata, di frantuma sui sassi, vibra dal finestrino di un treno, si irrigidisce, lunga, nel tedio di una pianura coperta di brina. Danza su un telo mosso dal vento, si impenna contro una roccia, dando, talvolta, al tuo profilo angoli bizzarri. Vedendo la tua ombra cambiare ti accorgi che muovendoti non rimani mai uguale”
Marco Aime da “Sensi di viaggio”