gli OGGETTI COREOGRAFICI di Antony Gormley

Presso il Centro di Cultura Contemporanea ospitato nei sotteranei di Palazzo Strozzi, a Firenze, è stata recentemente esposta una interessante opera site specific del famoso scultore Antony Gormley. Dal mio punto di vista, Clearing – che poi è un ciclo di opere che si adatta ai differenti spazi espositivi – è da considerarsi un oggetto coreografico, cioè un artefatto che induce gli utilizzatori a fare esperienza degli elementi costitutivi dell’arte coreografica (mobilità umana, contesto spaziale e percezione del tempo), pur non essendo una danza.

La categoria degli oggetti coreografici deve il proprio nome a Forsythe, che ha coniato tale termine per riferirsi all’opera The Fact of Matter – un’installazione realizzata per la Biennale di Venezia 2009. Come gli ambienti esplorabili di Forsythe, anche la scultura di Antony Gormley è un luogo attraversato da persone che contribuiscono al significato dell’opera tanto quanto le scelte operate dal suo autore. Gormley ha dichiarato di essere interessato a stimolare il continuo spostamento della prospettiva da cui è possibile osservare le spirali ed i nodi creati dal tubo metallico, ma chi entra nei recessi della struttura ingarbugliata è immediatamente assorbito dagli ostacoli e dalle opportunità motorie in cui le spire si trasformano. Talvolta amaca vibrante, talvolta labirinto di filo spinato, trappola posta da ragni meccanici.

Tra i commenti il dettagliato resoconto di Fabrizio Pezzoni.

5 Risposte a “gli OGGETTI COREOGRAFICI di Antony Gormley”

  1. Fabrizio Pezzoni Dice:

    Un rigagnolo di sudore mi scende lungo la schiena, mentre assaporo la stesso stupore che mi pervadeva da bambino, quando, finito un gioco meraviglioso, mi compiacevo di aver sperimentato la materializzazione di una mia idea. VEDI LUCA, LO SPAZIO NON è VUOTO!
    Non è la mia prima visita all’esposizione dedicata a Gerhard Richter. L’opera che mi ha colpito di più, la prima volta che sono stato alla mostra, è indubbiamente l’istallazione di Antony Gormley, ma da bravo bambino (pauroso) che sono, nonostante ne fossi fortemente attratto, non mi sono sentito legittimato ad entrare nell’affascinante scultura di grandi cerchi ingarbugliati d’acciaio. Temevo di essere buttato fuori dalle severe signorine della sorveglianza.
    Mi sono sentito un po’ frustrato, benchè abbia potuto comunque sperimentare la visione di questo scarabocchio gigante e tridimensionale che, col cambiare del mio punto di vista, mutava il proprio disegno nello spazio. Era come poter finalmente vedere linee che generalmente sono nascoste nello spazio, come se indossassi occhiali a raggi x capaci di rendere visibili pensieri e flussi di energia. …CHE PECCATO NON POTER ENTRARE IN QUESTO BOSCO DI LINEE METALLICHE! Anche perché, come poi ho scoperto, in realtà si poteva entrare.
    Così il giovedì sera della settimana successiva, giorno in cui l’esposizione è visitabile gratuitamente, eccomi nuovamente davanti all’installazione, per darmi un’altra chance. Questa volta però altri ragazzi erano già entrati nella scultura, così anche io mi ci sono insinuato senza ulteriori tentennamenti.
    Posata la borsa ed il giubbotto, ho incominciato il mio viaggio nel bosco metallico. Al centro della struttura si apriva uno spazio decisamente più vivibile, dove qualcuno aveva deciso di fermarsi per un po’ ad osservare gli altri temerari esploratori. Ad un certo momento, tra piegamenti, saltelli da una gamba all’altra, nonché qualche bottarella presa in testa, mi sono trovato nell’angolo della stanza più lontano dalla porta che permette l’accesso all’installazione. Da quel punto privilegiato d’osservazione, per qualche minuto mi sono limitato a guardare lo spettacolo: la coreografia di linee e corpi che interagivano con lo spazio, creando e disfacendo equilibri e disequilibri tra pieno e vuoto.
    Durante il viaggio di ritorno sono perfino stato costretto, per riuscire a passare attraverso un nodo della struttura, a rotolarmi sdraiato per terra. In un anfratto della scultura ho incontrato Luca, per qualche istante abbiamo sostato insieme, e poi ho ripreso la mia via verso l’uscita. …BELLO CHE OGNUNO POSSA FARE UNA PERSONALE, UNICA ED IRRIPETIBILE, ESPERIENZA DI PERCORSO ALL’INTERNO DEL GROVIGLIO METALLICO, SPERIMENTANDO COME PUÒ, CREDE O VUOLE LE PROPRIE POSSIBILITÀ DI MOVIMENTO FISICO E PSICHICO!

  2. Tania Dice:

    Lo spazio non è vuoto…e a me attrae moltissimo l’idea di un viaggio all’interno di una scultura così articolata, ascoltando le proprie percezioni in rapporto alle possibilità, sempre diverse, di muoversi e sostare … bellissimo.

  3. Giulia Dice:

    Ciao piacere sono giulia ho 23 anni e faccio danza da ben 16 anni! :)
    Tu?
    Volevo sapere una cosa, una curiosità! ho visto che eleonora abbagnato (la amo!!) ti ha regalato delle punte…che marca sono?

  4. Flavia Dice:

    Sono passata su questo thread per non ingolfare solo 2 pagine mentre c’è l’imbarazzo della scelta sugli argomenti da trattare :-)
    Pensiamo ai rapporti tra danza e arte contemporanea che, al di là degli oggetti coreografici alla Gormley, si sono fatti sempre più stretti, tanto da non riuscire più a capire dove inizia la performance e dove l’installazione (vedi Marina Abramovich). E che dire di Jan Fabre (stupendi i suoi abiti composti di coleotteri)? Un artista proveniente dalla danza è anche Alberto Sorbelli (romano naturalizzato parigino), che ha ideato una tecnica di disegno a 2 mani e a occhi chiusi (qui nel link una sua mostra del 2009 alla Galerie ColletPark)
    http://www.colletpark.com/index.php?page=alberto-sorbelli
    In effetti di carne al fuoco ce ne sarebbe veramente troppa…è un argomento su cui converrà tornare…piuttosto…volevo farti notare che nel bel resoconto di Fabrizio Pezzoni il tuo amico ti chiama per nome :-) e…hemm…l’organico della Scala è on-line…magari mi sbaglio però…
    Ciao fantome de l’Opéra! :-)


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