POSTURA DEL DANZATORE il portamento

some dancers run like soldiers

c'è modo e modo di entrare in scena

La scuola di ballo che frequentavo da studente – secoli fa – organizzava molti spettacolini con i propri allievi. Anche il mio corso aveva spesso qualche breve coreografia da imparare, esercitare, lucidare. In certi periodi dell’anno – tra lezione e prove – passavo più tempo con le mie insegnanti che con i miei genitori.
Uno dei rimproveri preferiti della mia generosa insegnante era che sul palcoscenico spesso non avevo un atteggiamento da ballerino. In particolare mentre non stavo danzando la coreografia: correndo per entrare in scena, o per uscirne, o durante quei lunghi momenti in cui dovevo star fermo in scena. Il mio problema – ho capito molto tempo dopo – era che non avevo una postura da ballerino. <<Cammina come un ballerino vero!>> mi esortava la maestra, senza però ottenere grandi miglioramenti, visto che io frequentavo la sua prestigiosa scuola proprio per imparare a farlo, il ballerino.
La povera donna aveva le sue ragioni a comportarsi così. Gli altri allievi – dotati di una vocazione per la danza molto più forte della mia – avevano già capito quali fossero i modelli a cui ispirarsi, anche e soprattutto nell’atteggiamento. Nureyev, Baryshnikov, ed Anthony Dowell. Anch’io guardavo i video dei grandi ballerini, però non riuscivo a vedere oltre la loro tecnica. Al contrario dei miei compagni di studio, che avevano già assorbito il tipo di eleganza richiesta dal balletto classico, io avrei avuto bisogno di indicazioni più esplicite.
Con il senno di poi ho capito a cosa miravano tutte quelle esortazioni che mi sforzavo, inutilmente, di seguire. Il ballerino classico lo si deve riconoscere anche da fermo. Lo sanno bene tutte le mamme quando decidono di iscrivere le figlie alla scuola di danza: <<magari non farà mai la ballerina, però con la danza acquisirà un gran bel portamento>>.

due donne militari cinesi

RRiposo!

Il dizionario dice che portamento è sinonimo di postura. Nel contesto del balletto classico si tende a descrivere la postura corretta ricorrendo alla recitazione, si chiede cioè all’allievo di immedesimarsi in un principe, o in un eroe, anche se non sta interpretando un personaggio con tali caratteristiche. Peccato però che la nostra arte preferita debba ricorrere ad una disciplina estranea per spiegare le proprie nozioni fondamentali.
Una delle definizioni di postura più interessanti che mi è capitato di incontrare è frutto del genio di Moshe Feldenkrais, inventore dell’omonimo metodo di educazione. Feldenkrais definisce il termine senza utilizzare le descrizioni estetiche – tipo baldanzoso come un principe – ricorrenti negli ambienti della danza. Evita anche quelle militaresche – tipo impettito come un soldatino. Feldenkrais ha anche il merito di rifiutare ogni descrizione di postura che faccia riferimento ad un atteggiamento ideale, errore in cui cade anche la medicina. Quando i dottori definiscono la postura come la stazione eretta e ben bilanciata di un soggetto in atteggiamento regolare, dimenticano infatti che nessun modello può essere valido per tutti ed immutabile nel tempo.
Trovandosi a parlare di postura il celebre ricercatore preferiva descriverla a partire dalla sua funzione dinamica, cioè come la posizione neutra che il corpo assume nel passaggio da un movimento al seguente. Una buona postura è dunque la posizione del corpo a partire dalla quale è possibile iniziare qualsiasi movimento senza che sia necessario compiere aggiustamenti preliminari. Provate ad assumere una posizione che soddisfi tale requisito: dopo pochi esperimenti vi ritroverete in piedi, le spalle in asse con il bacino che a sua volta sarà  appiombo sui piedi. L’addome controllato e la colonna vertebrale allungata, i muscoli delle gambe né troppo rilassati né troppo rigidi. Le braccia toniche, ma appoggiate al torso. Nessuna tensione nelle spalle e nelle mani. Il collo attivo quel che basta a fare in modo che gli occhi guardino dritti davanti a voi. Non è questo il portamento a cui miravano i rimproveri della mia maestra di ballo?

6 Risposte a “POSTURA DEL DANZATORE il portamento”

  1. basecarbonio Dice:

    Segnalo agli interessati un video dove Moshe Feldenkrais spiega personalmente la sua idea di postura, coadiuvato da uno scheletro a grandezza naturale. Lascio il link perché non è su youtube.
    …in inglese :-/

    Moshe Feldenkrais e scheletrino

  2. Flavia Dice:

    Il concetto di postura è sempre stato al centro degli studi dei grandi teorici della danza, basti pensare a Carlo Blasis (1797-1878), che proprio di questo parla nel suo Code of Terpsichore, a pag 65 (in questo link è stato caricato il volume intero)

    Certo, a prima vista la tecnica della danza accademica di oggi non ha niente a che vedere con quella di Blasis, ma in realtà i fondamenti sono quelli.
    Quanto a Feldenkrais, mi domando cosa avrebbero pensato lui e il suo scheletrico collaboratore di questo :-)

    • basecarbonio Dice:

      Feldenkrais pone al centro della capacità motoria umana il sistema nervoso, e non l’apparato muscolo scheletrico. Non so se l’attrezzo mostrato nel video sia veramente efficace, ma sicuramente esemplifica una concezione della danza completamente fuorviante. Ai giovani allievi bisognerebbe insegnare prima di tutto come lavorare sui propri schemi motori. Perché la danza è facile, è la mente che è complessa…

      • Flavia Dice:

        Era questo che volevo sentirti dire :-)
        “Una concezione della danza completamente fuorviante”. Beh, è proprio quella attuale. Quell’attrezzo fa parte di un museo degli orrori che riscuote un grandissimo successo (non ha insegnato nulla la disgrazia del povero Schumann che si storpiò irreparabilmente con un marchingegno per incrementare l’agilità delle mani!).
        Ma ti sei chiesto il perché? Ti sei chiesto come mai questa ginnasta sembra così simile a questa ballerina?
        La risposta la sappiamo: perché la seconda proviene dalla ginnastica come la prima e ha lanciato una moda che ha portato a risultati disastrosi, perché le estensioni hanno un senso in Béjart ma sono ridicole quando vengono usate a sproposito. Un tempo si diceva “ci vuole il fren dell’arte”, ma oggi…direi che siamo in folle in ogni campo!

  3. Flavia Dice:

    Chiedo scusa, ma nel mio intervento del 19 ottobre in corrispondenza del primo link non avevo scritto “ballerina” perché quella ragazza è la ginnasta ucraina Anna Bessonova. Nel secondo link tutti possono riconoscere la Guillem in Bhakti di Béjart. Si potrebbe correggere per il primo link la parola “ballerina” con “ginnasta” e per il secondo link la parola “questa” con “questa ballerina”?

    • basecarbonio Dice:

      Certamente, anzi scusami. Nell’inserire i link avevo rimaneggiato il testo senza le dovute cautele. Non succederà più.


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