Una delle scoperte più importanti del Novecento è la colonna vertebrale. La consapevolezza della sua importanza, probabilmente mutuata dallo yoga e dalle arti marziali, accomuna tutti i personaggi che hanno profondamente innovato in ambito fisiomotorio e coreografico. La funzionalità della colonna vertebrale è al centro di tutte le ginnastiche olistiche, ma è anche il punto di partenza della tecnica denominata Contact Improvisation, nonché della tecnica distillata da Trisha Brown. La colonna vertebrale dei giovani danzatori è composta da 7 vertebre cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali fuse insieme e 4 coccigee, fuse anche loro. In tutto 33, ma solo 24 spazi interdiscali utili per i movimenti. La mia colonna vertebrale ha ancora meno spazi utili.
Se me lo permettete, proverei a guidarvi in una perlustrazione dell’intero rachide, cioè della colonna, usando ciascuno le proprie mani. Avere una maggior complicità con la struttura più importante dello scheletro umano vi aiuterà a migliorare la vostra danza. Sedetevi sugli ischi, gambe distese, ma senza tensione, occhi chiusi. Toccatevi con le dita di una mano il collo. Le protuberanze ossee che sentite sotto i polpastrelli sono i processi spinosi, cioè le sporgenze posteriori delle vertebre. Risalite il collo di sporgenza in sporgenza fino a dove la successione si interrompe. Prima della prima sporgenza, c’è una vertebra che ne è priva, e prima ancora sentirete le ossa del cranio. Noterete che l’atlante – su cui appoggia la testa – corrisponde anteriormente al naso: la colonna vertebrale è molto più lunga di quel che si crede.
Adesso iniziate a flettere la testa verso le gambe. Flettetevi lentamente e gradualmente, senza schiacciare il mento sulla gola. Mentre la testa si abbandona alla forza di gravità, iniziate a riscendere il collo verso il basso con le dita, esplorando con il tatto ogni sporgenza. La prima sporgenza corrispone alla seconda vertebra, l’epistrofeo. Il tratto cervicale del rachide ne comprende in tutto sette, cercate di sentirle tutte. Più o meno alla fine del collo percepirete sotto le dita una sporgenza più grande. La vertebra più grande del collo in alcune persone è C7, in altre la prima toracica. Nel mio caso è chiaramente D1. Lasciate il contatto con la mano e riposate il braccio, ma continuate a flettervi delicatamente verso le gambe e ad immaginare di toccare una ad una le vertebre. Le vertebre dorsali sono dodici ed ogni vertebra si articola con un paio di costole. Respirate e se ne sentite la necessità equilibrate la curva di flessione della colonna, in modo che sia graduale e distribuita su tutta la lunghezza del rachide. Probabilmente vi aiuterà alzare leggermente il mento dalla gola, espellere più aria durante l’espirazione, avvicinare maggiormente l’ombelico alla colonna.
Adesso cercatevi con le mani le ultime due costole – posteriormente, sono perpendicolari al rachide – e senza staccare le dita seguitene il percorso. Le ultime due costole si articolano con D12. Dal processo spinoso di D12 continuate a scendere con le dita verso il bacino. Noterete che i processi spinosi hanno cambiato forma, sono meno appuntiti, ma più grossi. Benvenuti nel tratto lombare della colonna vertebrale! Cercate di flettervi proprio in corrispondenza della vertebra che toccate, noterete che le lombari dispongono di una notevole mobilità.
Continuate a scivolare le vostre mani verso il bacino. Bene, siamo quasi al capolinea. Il triangolo di osso che sentite sotto le vostre palme è l’osso sacro, formato da cinque vertebre che si sono fuse. Il sacro è incastrato nelle ossa iliache, che sono una parte di quel grosso catino osseo chiamato comunemente bacino. L’articolazione del sacro con il bacino è particolarmente rigida, a causa di un insieme di legamenti piuttosto robusti, ma non del tutto immobile. La forma di queste tre ossa permette loro dei movimenti contemporanei, che esploreremo in un altro articolo. La colonna sembrerebbe proprio finire con il sacro, ma non è così, perché sotto di esso c’è il coccige, un ossicino di forma triangolare formato dalla fusione di 3-5 vertebre. È quello che resta della coda, e per ovvi motivi non è facile esplorarlo.




