
colonna vertebrale di una danzatrice
Prima che l’ozio estivo ottenebri del tutto la mia mente, vorrei concludere il discorso iniziato nel precedente articolo – una esplorazione propriocettiva dell’intera colonna vertebrale – con un semplice esercizio. Il procedimento descritto dovrebbe permettere a tutti di riconoscere la sensazione corrispondente alla corretta postura della colonna. Memorizzata questa sensazione, si disporrà di uno strumento per trovare velocemente l’equilibrio, ovvero per danzare con maggior semplicità e minor dispendio energetico.
Osservate con attenzione come è fatta una vertebra. Tutte le vertebre (escluso l’atlante) sono composte da un grosso osso anteriore – il corpo vertebrale – e da un arco osseo posteriore. Sull’arco posteriore si trovano le apofisi articolari; dallo stesso arco si dipartono i processi traversi e l’apofisi spinosa, che si allunga verso la parte posteriore del corpo.
L’impalcatura che deve sostenere il peso del vostro corpo è il pilastro formato dalla sovrapposizione dei corpi vertebrali. È dunque indispensabile cercare di mantenere allineati corpi vertebrali, anziché gli archi posteriori. Molti danzatori si preoccupano moltissimo di allineare le apofisi spinose, poiché sono l’unica parte visibile e toccabile della colonna vertebrale, con il risultato di cancellare le curve naturali della colonna vertebrale. Se fossi in loro io mi occuperei di allineare i corpi vertebrali, ben più adatti a sorreggere il peso della testa e del torace, che però sono situati più o meno al centro del corpo, e non posteriormente. Abituarsi a mantenere sovrapposti i corpi vertebrali, anziché concentrarsi sul mantenere la schiena visibilmente diritta, migliora la qualità della danza e diminuisce le probabilità di rovinarsi i dischi intervertebrali.

vertebra toracica
L’esercizio per imparare a percepire la sovrapposizione dei corpi vertebrali richiede solo cinque minuti di concentrazione. In stazione eretta, con i piedi paralleli e divaricati fino a situarsi sotto le due estremità del bacino, iniziate ad oscillare avanti ed indietro (ovvero lungo il piano sagittale). Cercate di effettuare ampie oscillazioni usando solo la forza necessaria a restare in piedi, senza irrigidire l’articolazione del ginocchio. Osservate mentalmente le compensazioni che il vostro corpo mette in atto per non cadere, quando raggiungete i punti estremi dell’oscillazione. Ogni volta che passate dall’essere sbilanciati in avanti all’essere sbilanciati indietro, ascoltate l’appoggio delle vertebre l’una sull’altra, e verificate che l’asse lungo cui state scaricando il peso attraversa il centro del corpo. Scaricare il peso attraverso i corpi vertebrali restituisce una sensazione molto diversa dallo scaricare il peso dietro i corpi vertebrali, dove si allineano le apofisi. L’impressione che se ne ricava è che quando il peso scorre attraverso i processi spinosi, questi si avvicinano. Quando il peso è indietro, io sento come se la schiena diminuisse la propria superficie, contraendosi.
Continuate ad oscillare fino a che le sensazioni si mantengono vivide, poi diminuitene gradualmente l’ampiezza, fino a sostare nel punto in cui i corpi vertebrali si incolonnano. In quest’ultima posizione l’asse (meccanico) del vostro corpo attraversa la struttura che è più idonea a sostenere il carico. Mentre assaporate questa sensazione, di per sé defatigante, continuate ad oscillare nella vostra mente, perché l’equilibrio è un’attività costante e non una conquista permanente.



luglio 20, 2011 alle 1:41 pm
non mi è chiaro questo passaggio: “Sull’arco posteriore si trovano le apofisi articolari; dallo stesso arco si dipartono i processi traversi e l’apofisi spinosa, che si allunga verso la parte posteriore del corpo”.
e poi, che cosa sono i “dischi intervertebrali”?
per il resto, gran bello spunto per ondeggiamento sur place!
grazie
ar
ottobre 12, 2011 alle 7:33 pm
ecco, questo e’ un post che potrebbe essere commentato degnamente da un osteopata
scherzi a parte, purtroppo nella didattica troppo spesso la colonna vertebrale viene vista come una fune da
tirare e stirare senza approfondire i principi della propriocezione. ed e’ per questo che le carriere dei danzatori sono oggi piu’ brevi di un tempo (non avremo piu’ un Bruhn splendido cinquantenne).