È tradizione che il primo articolo di ri-danzare dopo la pausa estiva sia un breve editoriale con cui faccio il punto, spiego le novità ed esprimo qualche desiderio. La situazione è facile da riassumere: nonostante che la scorsa stagione abbia pubblicato meno articoli, il flusso di visite è sempre alto. Mentre scrivo queste righe il contatore delle visite si avvicina a 46000. A me sembra un numero lusinghiero. Sicuramente vi sono siti con altre percentuali, ma quanti blog sulla danza – per di più completamente indipendenti da giornali ed istituzioni – possono vantare ranking simili a ri-danzare? Passiamo alle novità: nella prossima stagione inizierò a incorporare dei video negli articoli. Chi è capitato più di una volta su ri-danzare avrà notato che fino ad oggi non è mai successo. La ragione di questa assenza risiede nella mia volontà di dare più importanza alla riflessione scritta, o meglio, nella mia paura di trasformare il blog in una video play-list di scarso valore didattico e divulgativo. In effetti, quattro anni fa, si trovavano solo brevi clip dei balletti più famosi, per lo più di pessima qualità e spesso mal danzate. Oggi le cose sono cambiate: si trovano filmati integrali e ben confezionati di molte coreografie importanti, che possono interessare anche chi si avvicina per la prima volta alla nostra arte. Si trovano interviste a personaggi di rilievo, testimonianze, documenti. Per cui, se ho investito del tempo sui server di youtube a separare il buono dalla montagna di video-cavolate per fanatici, perché non risparmiare agli amici la fatica, offrendogli il risultato della ricerca?

:-(
Non mi resta che esprimere un desiderio. Potrei auspicarmi un maggior numero di commenti agli articoli, cioè un dialogo più profondo con chi legge ciò che scrivo, però ho altro in mente. La stagione di danza non è ancora iniziata, che già mi giungono venti premonitori di sciagure. Da anni le fondazioni lirico-sinfoniche sono spesso gestite da menagers poco affezionati alla danza, che affrontano eventuali dissesti di bilancio tagliando le risorse ai corpi di ballo. Prima si riduce il numero delle produzioni, poi l’organico. L’ultima trovata è quella di tentare di cancellarli dagli organici stabili delle fondazioni. Così, se avanzano due euro dalle produzioni di opere liriche, si compra uno spettacolo di danza, se invece i soldi sono finiti, pace. Il mio desiderio è che, anziché azzerarli, si dia la possibilità ai corpi di ballo istituzionali di uscire da questo momento di difficoltà: riscrivendone le regole, modernizzandone l’identità ed il repertorio, adeguandone la struttura ad una concezione aggiornata dello spettacolo danzato. Chiedo troppo?
L’importanza delle compagnie di danza nella storia dello spettacolo del Novecento è ampiamente sottostimato. Le più moderne ed innovative concezioni della drammaturgia del secolo scorso sono state elaborate nel contesto delle produzioni parigine dei Ballets Russes e dei Ballets Suédois. Avvalendosi della collaborazione dei più importanti artisti e pensatori, i balletti riflettevano le tendenze che di volta in volta emergevano o si inabissavano. Inoltre i Ballets Russes e i Ballets Suédois hanno avuto un ruolo fondamentale nel modo in cui il pubblico ha cambiato il proprio modo di guardare la danza e, più in generale, le proprie aspettative nei confronti delle arti performative. Nel 1917, il pubblico del Theatre de Champs-Elysées contestò fragorosamente il debutto di Parade. Riproposto nel 1920, l’atteggiamento della platea nei confronti dello stesso spettacolo fu completamente diverso. Così Jean Cocteau, autore di Parade insieme a Massine, commentò questo cambiamento:
Il cavallo di Parade sta per riapparire sulla scena del Theatre de Champs-Elysées. Questo bravo cavallo, che ci divertì e che fece ridere a crepapelle quei sempliciotti dei macchinisti, fece arrabbiare moltissimo il pubblico nel 1917. Perché il pubblico è un bambino che vuole essere trattato come un adulto e che si irrita se lo si confonde. Quando Parade ha debuttato il Dadaismo era sconosciuto. Nessuno ne aveva mai sentito parlare. Adesso, non c’è dubbio che il pubblico riconosce DADA nel nostro cavallino. Nel 1917 il pubblico che assistette al debutto di Parade reagì alla musica facendo un sacco di rumori molesti. (…) Non potevano capire una orchestra snella come un cavallo da corsa (…). Il pubblico crede sempre che si cerchi di prenderlo in giro. Perché? Che vantaggio ne avrebbero gli artisti? (…)




ottobre 12, 2011 alle 6:54 pm
ho notato che auspichi un incremento del feedback ai tuoi post. in effetti non e’
facile coinvolgere il pubblico, soprattutto quando gli argomenti sono specialistici. tu, poi, rifuggi dal protagonismo e ti nascondi dietro una maschera, tipo hacker, e questo e’ insolito per un danzatore che deve per forza di cose lavorare attraverso l’esibizione di se’. ad ogni modo l’idea di una selezione ragionata di video mi pare vincente
ottobre 14, 2011 alle 5:41 pm
eppure io mi propongo sempre di usare un linguaggio non-specialistico… di trasmettere passione e non nozioni.
comunque grazie per i suggerimenti
un saluto
ottobre 15, 2011 alle 1:58 pm
non mi permetterei mai di darti dei suggerimenti…your castle, your rules
il blog e’ tuo e non sei tu a doverti adattare
ai gusti dei visitatori. il problema non e’ il tuo linguaggio, il problema e’ che con quelle uova di cigno ci hanno fatto una frittata gia’ da lungo tempo. voglio dire che quello che manca e’ l’educazione a discutere di danza. tutti sono buoni ad applaudire un double tour en l’air ma pochi sono quelli che hanno voglia di capirne la dinamica.
ah, spero che i miei auguri del primo gennaio siano andati a segno
ottobre 27, 2011 alle 2:14 pm
a quando un nuovo articolo?