BALLETTO CLASSICO STILE INGLESE

Il balletto accademico fa riferimento ad un elenco predeterminato di forme e sequenze che è stato distillato nel corso dei secoli nelle principali scuole europee e russe. La pratica costante di queste coordinazioni forma, nella mente dei maestri, dei danzatori e degli appassionati, un fortissimo sistema di valori che finisce per diventare il loro riferimento esclusivo. Il risultato è che questo vasto insieme di persone non è in grado di comprendere significati di opere coreografiche esterne a questo sistema, né di apprezzarne l’eventuale poesia. Tuttavia è possibile accorgersi che all’interno dell’ideologia ballettistica, apparentemente granitica, vi sono delle sfumature. Uno degli obiettivi di questo blog è scovare queste piccole, ma significative, differenze, così da contribuire al buon umore di chi soffre l’eccessiva influenza del sistema balletto, pur amando gli splendidi risultati formali che è stato capace di produrre.
Lo spirito del balletto accademico inglese, stile sviluppatosi a Londra a partire dagli anni trenta del Novecento grazie a personaggi quali Ashton e Margot Fonteyn, si può vederlo in atto nelle metafore privilegiate dai maestri formatisi presso il Royal Ballet di Londra o la Royal Academy of Dancing (RAD). Una delle metafore più rappresentative del gusto e dell’intelligenza che sottende lo stile inglese è, a mio giudizio, la metafora del diamante. Ho in più occasioni sentito utilizzare questa immagine per richiamare l’attenzione degli studenti sull’allineamento tra spalle, anche e ginocchia, che devono stare sullo stesso piano affinché il peso del corpo possa comodamente scaricarsi nel pavimento. Come ogni metafora che si rispetti aggiunge qualcosa alla propria traduzione letterale: la scelta del diamante evoca purezza, imperturbabilità e luminosità. L’allineamento corretto delle ossa, il modo più semplice e razionale di gestire il peso, scivola così dal piano della fisica a quello antropologico ed estetico. Oltre alla indicazione funzionale, ineccepibile sul piano della meccanica, la metafora del diamante avvicina e spiega la luminosa tranquillità del danceur noble, mai impensierito da volgari questioni di baricentro, lontanissimo dalla muscolarità del lottatore o dell’atleta. Il diamante tagliato a regola d’arte non è più una pietra, così come il danzatore rigoroso non è più un animale. Diamante e danceur noble sono infatti rari, ricercati, situati dal duro lavoro in cima alla scala dei desideri; così, anziché contare quante pirouette è in grado di fare Sir Anthony Dowell, gli inglesi ne misuravano poeticamente i carati.