PRIMA E DOPO LA VERTICALE

Per concludere la serie di articoli sulla verticale con tre appoggi – uno degli argomenti più gettonati di RI-DANZARE – ho raccolto alcuni suggerimenti su come prepararsi alla sua esecuzione e su come danzatori ed appassionati possono sfruttare al meglio i suoi benefici.
calendarSETTIMANE PRIMA. Se, come me, fate molta fatica ad eseguire la verticale (o la Posizione sulla testa, o il power-freeze), potete iniziare a praticare alcune posizioni preliminari, utili sia per irrobustirsi, sia per capirla meglio. Un ostacolo importante all’esecuzione della verticale è la rigidità della schiena (muscolare ed articolare). Molti altri danzatori faticano perché non hanno la muscolatura della schiena sufficientemente forte. Una buona soluzione ad entrambi i problemi è la candela – o Posizione sulle spalle – eseguita però rigorosamente, ovvero cercando di allineare collo, bacino e piedi. Chi soffre a fare la verticale, soffrirà anche a fare la candela, però questa posizione è più semplice perché non comporta continue cadute durante la fase di apprendimento. Per eseguire la candela si è costretti ad raddrizzare la colonna vertebrale, usando muscoli dorsali e addominali. Io piego i gomiti e appoggio le mani sul dorso, in modo che anche questa spinta possa contribuire all’allungamento della colonna. Finché la colonna è curva i piedi tenderanno a posizionarsi sul naso, anziché a piombo sul bacino, come dovrebbero. Attenzione a non dimenticarsi di rilassare il collo, cosicché il mento possa toccare la gola.

clock2MINUTI PRIMA. Per eseguire la verticale occorre prima aver scaldato tutta la muscolatura del corpo. Io mi esercito nella Posizione sulla testa alla fine della classe di balletto accademico. Prima della verticale eseguo per cinque respiri la candela e poi continuo lo stretching portando le dita dei piedi a terra, dietro la nuca. Se eseguendo questa seconda posizione – detta asana dell’Aratro – sentite difficoltà a respirare e dolore al collo, tornate immediatamente distesi piegando le gambe, se invece volete incrementare la distensione dei muscoli, staccate le mani e allungate le braccia per terra, in direzione opposta alle gambe.

clock2SUBITO DOPO. Dopo che sono sceso dalla verticale, mantengo per una decina di respiri la testa per terra cercando di rilassare il collo. Se non lo faccio, quando mi alzo mi gira la testa e manca il respiro. Qualche volta tengo la verticale troppo a lungo: è sbagliato, la colonna vertebrale si difende da questa aggressione irrigidendosi come un bastone.

calendarSETTIMANE DOPO. Quando si riesce ad eseguire la verticale fluidamente, si può intensificare il lavoro aprendo le gambe a V. Oppure si può tentare, spingendo forte sugli avambracci, di staccare la testa da terra. Su questa strada i più motivati troveranno presto la verticale a due appoggi (le mani), che per me è ancora fantascienza.

COME MIGLIORARE LA VERTICALE

per molti, ma non per tutti

per grandi e piccini!

Ho deciso di ri-tornare sulla verticale, poiché il precedente articolo su questo argomento è forse il più letto del blog (950 consultazioni in un anno). Uno dei metodi più diffusi per praticare la verticale è proposto dallo yoga, che si riferisce a questa posizione con il termine Sirshasana, o Posizione sulla testa. Nonostante offra grandi benefici a chi la pratica, questa asana non è sempre presente nelle lezioni di yoga. Molti maestri esitano infatti a proporla ai propri allievi, a meno che non siano particolarmente agili, a causa della sua difficoltà. Se si affronta questa posizione senza assistenza diretta di una persona esperta, si rischia di ribaltarsi e di sbattere violentemente la schiena per terra. Prima di tutto, ripeterò dunque le precauzioni su cui mi sono già soffermato nel precedente articolo: se, mentre cercate di raggiungere la verticale, sentite che vi state ribaltando dovete prontamente curvare la schiena, come facendo una capriola, in modo da decellerare gradualmente anziché cadere come una porta sganciata dai cardini. Non tentate di fare la Posizione sulla testa se prima non avete imparato a controllare la caduta rotolando sulla schiena: una minima indecisione in questa fase potrebbe causarvi brutte conseguenze.
Rispetto al modo in cui io avevo imparato a fare la verticale, e rispetto al modo in cui si insegna il power-freeze, lo yoga richiede un maggior rigore, che ricambia però con una grande sicurezza esecutiva. Prima di vedere qualche risultato mi sono esercitato per circa due mesi, tre volte alla settimana per non più di cinque minuti alla volta. Per essere sicuro dei passaggi ho confrontato le istruzioni di due diversi maestri di yoga – un insegnante di hatha ed uno di asthanga – ma non ho riscontrato differenze.

  • Mi inginocchio sul tappetino e vi appoggio i gomiti, tenendoli allineati con le spalle. Intreccio le dita delle mani e le posiziono per terra. Attenzione: non sul dorso, come spesso si fa nei freeze, ma di taglio, ovvero tenendo i pollici verso l’alto. Prima di proseguire osservate la posizione dei vostri tre appoggi: i due gomiti più le mani intrecciate dovrebbero formare un triangolo equilatero. Infine avvicino la nuca alle dita intrecciate in modo che la sommità della testa sia appoggiata per terra – tra i due polsi. Mento sempre sulla gola.
  • Spingendo sui piedi inizio a sollevare il bacino. Avvicino i piedi alla testa più che posso, arrivando a stendere completamente le gambe. Questa fase serve ad allineare il bacino alla testa: io continuo a spingere sui piedi finché solamente la sommità delle dita tocca il pavimento.
  • Adesso la fase più delicata. Senza saltellare, senza imprimere troppa forza, staccate simultaneamente i piedi da terra e cercate di portarli in alto, sopra il bacino. Io salgo a gambe piegate, raccolte. I muscoli principalmente coinvolti nella salita (così come nella discesa) sono gli addominali, che hanno la responsabilità di posizionare a piombo sul collo la zona dorsale della colonna vertebrale. Ho chiesto ad entrambi i maestri perché i piedi devono essere staccati simultaneamente, visto che sarebbe più semplice trovare l’equilibrio alzando le gambe una alla volta. Risposta: per resistere alla tentazione di salire sulla verticale slanciando le gambe.
  • Ultima fase. Se, come me, siete saliti con le gambe raccolte allora stendetele in alto, mantenendo i talloni allineati con il bacino, e mantenete l’equilibrio per cinque respiri. Mentre state respirando, assicuratevi che il peso del corpo gravi prevalentemente sulle braccia, e non sul collo. L’unico peso che sostiene la testa è il proprio.
sirshasana3

ci vuole pazienza!

Nonostante faccia molto stretching ed abbia buoni addominali, eseguire la Posizione sulla testa in questo modo non mi è affatto semplice. Dover alzare contemporaneamente le gambe rende il percorso più faticoso, anche se tecnicamente più lineare. Persone meno esperte, ma con la schiena più morbida, avranno meno difficoltà di me. Il power-freeze mi riesce più facilmente perché una delle due mani è rivolta verso il pavimento e, spingendo forte, contribuisce al raggiungimento dell’equilibrio. L’esecuzione scrupolosa di Sirshasana neutralizza questo genere di aiuti, in compenso irrobustisce moltissimo addominali e muscoli della schiena, gli unici veramente coinvolti.

DANZARE A BERLINO 8 membros alla sophiensaele

sophiensaele esterno

sophiensaele, ingresso dal cortile

Oltre agli edifici già descritti negli altri articoli su Berlino, il festival Tanz im August fagocita anche la Sophiensaele, in Sophienstrasse, nel quartiere di Scheunenviertel. La sala, prima di divenire luogo di rappresentazioni, ha avuto un ruolo importante nella storia del movimento dei lavoratori berlinesi, ospitando le riunioni politiche in particolare dopo la prima guerra mondiale. Oggi Sophiensaele è invece una prestigiosa vetrina internazionale per la danza di ricerca ed il teatro-danza. La trasformazione è avvenuta grazie all’operato della celebre coreografa Sasha Waltz, che ne ha curato la programmazione prima di spostarsi presso un altro teatro, la Schaubühne am Lehniner Platz. Come molti altri spazi performativi della città che ho avuto modo di visitare, gli ambienti della Sophiensaele sono molto curati dal punto di vista della funzionalità ma ricordano, dal punto di vista dell’aspetto, una vecchia officina. Il pubblico è usualmente fatto accomodare su una ripida gradinata, sormontata da una soffitta dove è possibile che sia allestito il tavolo della regia.

dalla gradinata della sophiensaele

la scena bianca di Febre

Mi sono recato alla  Sophiensaele il 19 agosto 2008, in occasione dello spettacolo di Membros Dance Company. I nove elementi del gruppo brasiliano si muovono utilizzando elementi tecnici provenienti dall’hip hop, break-dance e capoeira. Alcuni sono più bravi, altri meno, ma quello che più è importante è che lo stile risultante sia stato compiutamente assoggettato alle emergenze espressive dei coreografi e degli interpreti. Così ho finalmente potuto rispondere ad una domanda che mi ronzava in testa da qualche anno: è possibile, per un coreografo, usare la break-dance come linguaggio senza restare vittima dalla retorica del fight tra crew? Senza farsi schiacciare dal virtuosismo da discoteca? La risposta non era scontata, perché i danzatori di break-dance più sono bravi e più trasmettono un sapore di videoclip alle coreografie di cui sono interpreti. Febre è una risposta rincuorante alla mia domanda, nonostante sia uno spettacolo così militante da sfiorare l’ingenuità. I Membros si sono ripromessi di riscattare la violenza in cui cresce la maggior parte dei giovani brasiliani in materia per il proprio teatro-danza. Non si può dire che la denuncia – nuda, cruda e politica – non arrivi al pubblico forte e chiara.
Presto sarà possibile vedere i Membros in Italia. Febre è infatti nel cartellone del festival fiorentino Fabbrica Europa.

BREAK-DANCE difficoltà del popping

La capacità di scomporre il proprio corpo in modo originale è fondamentale in tutte le tecniche odierne ed è probabilmente al centro della stessa coreografia contemporanea. Ciò è ampiamente evidente per tutto il gruppo di tecniche che deriva dalla Contact Improvisation, ma lo è meno per la break-dance, di cui si tende a sottolineare le origini storiche piuttosto che gli elementi tecnici. Eppure dietro gli effetti più sorprendenti ottenuti dai b-boys c’è la lucidità di isolare dal resto del corpo la parte da cui deve partire l’impulso, lasciando più o meno inerte tutto il resto.
Una delle invenzioni più esaltanti della break-dance è il popping, di cui il danzatore newyorkese Mr. Wiggles è maestro indiscusso. Il peculiare effetto robotico si ottiene alternando alla contrazione dei muscoli prescelti un loro immediato rilassamento. Due le indicazioni di Wiggles, che ho avuto modo di conoscere durante un breve seminario intensivo parecchi anni fa: essere rapidi nell’alternare la contrazione al rilascio dei muscoli, ed allenarsi a non coinvolgere nella contrazione anche gruppi di muscoli contigui, perché soffocherebbe la ripercussione dello spasmo sul corpo, che invece è ciò che si cerca di massimizzare.
Lo spiegazione ed il training del popping sono relativamente semplici, ma è probabile che prima di ottenere qualche risultato ci vorrà una certa costanza. Dopo alcune settimane di esercizi ho notato che le contrazioni utili ad ottenere un buon pop sono identiche a quelle che talvolta scuotono i nostri arti durante i primi istanti del sonno: i calcetti, per intendersi.

BREAK-DANCE come ho imparato a fare l’onda (waving)

Anche se coloro che la praticano non ne sono sempre consapevoli, un buon numero di tecniche generalmente ritenute patrimonio della break-dance si basano sulla capacità di isolare parti di corpo e sulla conseguente precisione degli impulsi. Così è per esempio nel caso delle waves (per alcuni scosse elettriche): l’effetto desiderato si raggiunge soltanto acquisendo la capacità di muovere gruppi di ossa senza influenzare quelli vicini. Le waves delle braccia, quelle più semplici, si ottengono piegando prima le dita, poi il polso, poi il gomito ed infine alzando la spalla, ma è necessario che le articolazioni siano implicate una alla volta e nell’ordine giusto, mentre il resto delle ossa del braccio deve essere mantenuto allineato su uno stesso piano, e sicuramente fermo. Vi assicuro che non è così semplice come sembra, in particolare perché ci si ostina a cercare una continuità di movimento, che in realtà non esiste se non come effetto ottico. Da un punto di vista interno si dovrà piuttosto cercare di tenere il braccio più rilassato possibile, perché l’ampiezza dell’onda non è direttamente proporzionale alla forza utilizzata, ma alla grandezza degli spigoli creati. Molti maestri insegnano a fare le onde facendo poggiare le braccia sulle sbarre che inevitabilmente corrono lunghe le pareti delle sale e degli studi italiani. Io ho imparato così. In mancanza di piani di appoggio si può anche usare il pavimento; si noterà in questo circostanza che si possono fare onde con quasi tutte le parti del corpo, semplicemente alzandole in sequenza dal pavimento e poi ripoggiandocele. La wave che preferisco è quella del busto: coinvolge testa, torace e bacino. La si può praticare anche in piedi, immaginando di mettere sotto il getto d’acqua della doccia prima la faccia, poi il petto, ed infine l’ombelico.

BREAK-DANCE due verticali

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BREAK DANCE come praticare la verticale

La verticale non fa evidentemente parte dei movimenti che costituiscono il balletto accademico. In realtà non fa parte neanche del training modern o jazz. Tuttavia non è poi così impossibile che un danzatore accetti la sfida di imparare a fare la verticale, magari sollecitato dalla sempre più frequente contaminazione tra danza teatrale e break dance. Secondo me ne vale la pena: l’assetto che assume la colonna vertebrale durante la verticale è così inusuale che averne una chiara percezione amplia la conoscenza del proprio corpo e insegna a gestire meglio il proprio baricentro. Inoltre praticare con costanza la verticale regala interessanti effetti collaterali: irrobustisce gli arti superiori; ammorbidisce i muscoli del torso e del collo; offre sollievo al cuore (come insegna lo yoga, tutte le posizioni rovesciate, ovvero quelle posizioni in cui l’ombelico si trova sopra la testa, sono benefiche per il sistema cardio-circolatorio). Si possono perfino riscontrare giovamenti di natura spirituale, perché la verticale simbolizza la possibilità che il mondo possa funzionare anche all’incontrario.
Per praticare la verticale occorre innanzitutto capire la funzione degli appoggi. Il tipo di verticale più semplice da apprendere necessita tre punti di appoggio: due avambracci più la testa, oppure due mani più la testa, oppure un avambraccio, più una mano più una testa; quest’ultima posizione i danzatori di break dance la chiamano power-freeze, in quanto fa parte della famiglia di equilibri chiamati freeze. Questi tre tipi di verticale sono più semplici della verticale su due mani, che si esegue a braccia tese e con l’ausilio di due soli appoggi (le mani). Inoltre la verticale su due mani è più complessa da raggiungere perché nella posizione di preparazione il bacino è già molto alto.
Seconda importante questione: la verticale si fa con la schiena e non con le gambe, infatti, una volta compreso il meccanismo, non è difficile eseguire la verticale con le gambe raccolte in modo che le ginocchia siano all’altezza dello sterno. Le gambe hanno un ruolo minimo anche nel dare l’impulso che fa salire il bacino sull’asse della testa. Questa informazione è fondamentale per i danzatori che hanno un training eminentemente accademico e che facilmente tenteranno di lanciare i piedi sulla testa come se si trattasse di eseguire un salto.
Fatte queste premesse non resta che provare, le prime volte assistiti da qualche gentile compagno di avventura e con l’ausilio di un tappetino morbido di gomma per attutire le inevitabili cadute. Inginocchiatevi. Incrociate le dita delle mani ed appoggiatene il dorso sul tappetino. La nuca va sui palmi delle mani e gli avambracci devono essere posizionati come due lati di un angolo che ha la testa come vertice. Assicuratevi di avere il mento sulla gola, e dunque il collo dritto, altrimenti vi farete male. Adesso dobbiamo portare gradualmente il bacino sopra la testa: per farlo avvicinate più che potete i piedi alla testa, che è rimasta sulle mani. La schiena dovrebbe essere quasi allineata con la testa.  Alzate una gamba, tenendola piegata, fino a che il piede non si trova almeno sulla verticale del bacino. A questo punto spingete delicatamente con il piede rimasto per terra finché il torso, inarcandosi, raggiunge la posizione che permette anche al secondo piede di staccarsi. La verticale/power freeze si esegue con la schiena perché tutto dipende dalla posizione della schiena, che deve essere raggiunta progressivamente, senza slanci e saltelli. A mantenere l’equilibrio contribuiranno più gli addominali che gli adduttori.
Ai primi tentativi si cadrà in dietro, ovvero con i piedi alla posizione di partenza, oppure i piedi andranno troppo oltre e ribalteranno il corpo. In questo caso bisogna prontamente curvare la schiena, come facendo una capriola, in modo da decellerare gradualmente anziché cadere come un asse di legno. Non tentate di fare la verticale se prima non avete imparato a fare la capriola od a cadere rotolando sulla schiena: una minima indecisione in fase di caduta potrebbe procurarvi dolori seri. Se nella posizione di preparazione i piedi non sono sufficientemente vicino alla testa significa che avete la muscolatura della schiena troppo rigida, in questo caso allenatevi facendo la candela e molto stretching. Mi raccomando: determinati, ma prudenti.

danza, break dance, hip hop