BREAK-DANCE difficoltà del popping

La capacità di scomporre il proprio corpo in modo originale è fondamentale in tutte le tecniche odierne ed è probabilmente al centro della stessa coreografia contemporanea. Ciò è ampiamente evidente per tutto il gruppo di tecniche che deriva dalla Contact Improvisation, ma lo è meno per la break-dance, di cui si tende a sottolineare le origini storiche piuttosto che gli elementi tecnici. Eppure dietro gli effetti più sorprendenti ottenuti dai b-boys c’è la lucidità di isolare dal resto del corpo la parte da cui deve partire l’impulso, lasciando più o meno inerte tutto il resto.
Una delle invenzioni più esaltanti della break-dance è il popping, di cui il danzatore newyorkese Mr. Wiggles è maestro indiscusso. Il peculiare effetto robotico si ottiene alternando alla contrazione dei muscoli prescelti un loro immediato rilassamento. Due le indicazioni di Wiggles, che ho avuto modo di conoscere durante un breve seminario intensivo parecchi anni fa: essere rapidi nell’alternare la contrazione al rilascio dei muscoli, ed allenarsi a non coinvolgere nella contrazione anche gruppi di muscoli contigui, perché soffocherebbe la ripercussione dello spasmo sul corpo, che invece è ciò che si cerca di massimizzare.
Lo spiegazione ed il training del popping sono relativamente semplici, ma è probabile che prima di ottenere qualche risultato ci vorrà una certa costanza. Dopo alcune settimane di esercizi ho notato che le contrazioni utili ad ottenere un buon pop sono identiche a quelle che talvolta scuotono i nostri arti durante i primi istanti del sonno: i calcetti, per intendersi.

STEVE PAXTON il peso nei piedi

BALLETTO ACCADEMICO allineamento

Una volta Florence Clerc, étoile dell’Opéra di Parigi, ha raccontato che Nureyev, negli anni durante i quali era stato direttore del corpo di ballo, suggeriva spesso ai primi ballerini di concentrarsi sulla relazione tra pianta del piede e spalla corrispondente. Ovvero, usando termini più specifici, di migliorare la propria percezione dell’allineamento tra spalla, bacino, piede, perché è tramite questo allineamento che il peso del corpo si scarica a terra senza influenzare il baricentro. Nureyev privilegia dunque il lavoro sullo scheletro e tralascia indicazioni sui muscoli, compresa quella, evidentemente necessaria ma non sufficiente, di rotearli en dehor. Di più: il riferimento alla pianta del piede dimostra una consapevolezza sulla gestione del peso che ci si aspetterebbe di trovare in un performer di Contact Improvisation piuttosto che in un ballerino formatosi al Kirov. Infatti concentrarsi sulla pianta del piede permette di percepire il proprio assetto in modo sottile, e dunque a spostare il peso minimizzando la contrazione muscolare.
Nelle classi di yoga sono proposte molte asana (posizioni) che fruttano ed esercitano la capacità di concentrarsi sulla pianta dei piedi al fine di ottenere un equilibrio dinamico, tra queste la più semplice è chiamata tadasana (la montagna).