La capacità di scomporre il proprio corpo in modo originale è fondamentale in tutte le tecniche odierne ed è probabilmente al centro della stessa coreografia contemporanea. Ciò è ampiamente evidente per tutto il gruppo di tecniche che deriva dalla Contact Improvisation, ma lo è meno per la break-dance, di cui si tende a sottolineare le origini storiche piuttosto che gli elementi tecnici. Eppure dietro gli effetti più sorprendenti ottenuti dai b-boys c’è la lucidità di isolare dal resto del corpo la parte da cui deve partire l’impulso, lasciando più o meno inerte tutto il resto.
Una delle invenzioni più esaltanti della break-dance è il popping, di cui il danzatore newyorkese Mr. Wiggles è maestro indiscusso. Il peculiare effetto robotico si ottiene alternando alla contrazione dei muscoli prescelti un loro immediato rilassamento. Due le indicazioni di Wiggles, che ho avuto modo di conoscere durante un breve seminario intensivo parecchi anni fa: essere rapidi nell’alternare la contrazione al rilascio dei muscoli, ed allenarsi a non coinvolgere nella contrazione anche gruppi di muscoli contigui, perché soffocherebbe la ripercussione dello spasmo sul corpo, che invece è ciò che si cerca di massimizzare.
Lo spiegazione ed il training del popping sono relativamente semplici, ma è probabile che prima di ottenere qualche risultato ci vorrà una certa costanza. Dopo alcune settimane di esercizi ho notato che le contrazioni utili ad ottenere un buon pop sono identiche a quelle che talvolta scuotono i nostri arti durante i primi istanti del sonno: i calcetti, per intendersi.


