Qualche tempo fa, durante una conferenza, ho sentito un eminente coreografo, nonché direttore di compagnia, iniziare il suo intervento con queste parole: “Gli stili invecchiano, la tecnica invece no”. Io non sono molto d’accordo. A ogni stile di danza corrisponde una tecnica, perché entrambe derivano da una specifica “intuizione” di corpo. La danza dei principi e delle fate si riflette nella tecnica accademica, ed entrambe sono nate dall’inseguire una concezione di corpo – leggero come le nuvole – propria del romanticismo. La tecnica, come ogni altra elaborazione umana è nella storia. Anche il teorema di Pitagora, per usare le parole del nostro esuberante direttore, invecchia. Il che non significa buttar via le conoscenze solo perché non sono più di moda.
Amo saltare di corpo in corpo. Mi esalta passare dal corpo eroico del danseur noble a quello, ben più casual, elaborato dai coreografi che hanno segnato la seconda metà del Novecento. Ovviamente alcune tecniche mi sono più estranee. La fluidità del corpo disarticolato che appare nelle coreografie di Trisha Brown mi affascina e sconcerta allo stesso tempo. Quando stavo a New York qualcuno mi spiegò che la peculiare tecnica Brown può essere meglio compresa seguendo le lezioni di educazione al movimento di Susan Klein. Perché non provare?
Lo studio si trovava a Tribeca, in Beach Street, dove credo non sia più. Mi ci sono recato un piovoso venerdì mattina di fine novembre. L’atmosfera che avvolgeva il loft, metà studio di danza e metà appartamento, era amichevole e sensuale, decisamente hippy. Non essendoci nessuna formalità da espletare mi sono rapidamente trovato in un accogliente soggiorno, dove tutti, senza farci troppo caso, si sono cambiati. Cool!

IL MAESTRO
La lezione si è svolta davanti a uno scheletro a grandezza naturale. Sdraiati o seduti, a piedi nudi, siamo stati condotti dalla voce dell’istruttrice a scoprire e memorizzare le sensazioni risultanti dall’utilizzo, anche minimale, di una certa parte del corpo. Tutti gli esercizi implicavano movimenti ridotti, ma le impressioni che ne ho ricavato sono state molto durature. Da quello che ho potuto capire la finalità di questo particolare training psicofisico è migliorare la percezione del corretto funzionamento anatomico del proprio organismo. La tecnica Klein – sviluppata dall’autrice come personale percorso di guarigione da un infortunio occorsole all’età di 19 anni – permette di danzare, praticare lo sport preferito, o semplicemente lavorare, al meglio del proprio potenziale.

