In stretta collaborazione con i danzatori del defunto Frankfurt Ballett il coreografo di origini statunitensi William Forsythe ha analizzato la nervatura tecnica e ideologica del balletto accademico, ricombinandone gli elementi in spiazzanti coreografie formaliste eppure dissacranti. A partire dagli anni Ottanta, gli esiti di questo approccio alla tradizione hanno conquistato le platee di tutto l’occidente e reso la compagnia tedesca un modello di funzionalità, finché, nel 2004, il contratto che legava Forsythe al Ballett Frankfurt è scaduto e la compagnia è stata chiusa. Una parte dei danzatori ha però seguito l’ex direttore, il quale ha formato una nuova équipe – The Forsythe Company – più snella e tecnicamente orientata verso la danza contemporanea.
Oltre ad una straordinaria libertà espressiva, gli ultimi acclamati lavori del coreografo denotano una inedita attenzione ai formati multimediali ed alle installazioni interattive. Un precedente esempio dell’interesse di Forsythe verso nuovi strumenti di indagine artistica è Withe Bouncy Castle, del 2003: un enorme gonfiabile in forma di castello sul quale gli spettatori sono liberi di rimbalzare e fare capriole. Anche tramite l’opera presentata alla Esposizione Internazionale d’Arte numero 53 della Biennale di Venezia Forsythe continua a stimolare gli spettatori a fare esperienza degli elementi costitutivi dell’arte coreografica, ovvero mobilità umana, contesto spaziale e percezione del tempo. L’istallazione propone infatti ai visitatori di muoversi nello spazio di uno stanzone, avvalendosi di 200 anelli da ginnastica appesi a varie altezze. Alcuni temerari si arrampicano verso gli anelli situati più in alto, altri oscillano infilando i piedi in quelli più bassi; altri ancora – improvvisandosi acrobati – usano il proprio peso per imprimere alle corde un avvitamento. Gli anelli sono ostacoli od opportunità? Benché ogni avventore sia costretto a confrontarsi con la precarietà del proprio equilibrio, tutti sembrano assorti in un delicato e specifico stato di concentrazione. A quei pochi che resistono alla tentazione di avventurarsi nell’ambiente sembra di assistere ad una coreografia che si sviluppa in tutte e tre le dimensioni dello spazio. Io ho giocato ad attraversare lo spazio senza urtare anelli e persone.
L’oggetto coreografico The Fact of Matter – che i più avveduti troveranno affine alle equipment dances di Trisha Brown – è situato in uno dei padiglioni (1j) remoti dell’arsenale. Attenzione, non è ben segnalato, e molti visitatori, già stremati dalla gigantesca esposizione, se lo perdono.












SETTIMANE PRIMA. Se, come me, fate molta fatica ad eseguire la verticale (o la Posizione sulla testa, o il power-freeze), potete iniziare a praticare alcune posizioni preliminari, utili sia per irrobustirsi, sia per capirla meglio. Un ostacolo importante all’esecuzione della verticale è la rigidità della schiena (muscolare ed articolare). Molti altri danzatori faticano perché non hanno la muscolatura della schiena sufficientemente forte. Una buona soluzione ad entrambi i problemi è la candela – o Posizione sulle spalle – eseguita però rigorosamente, ovvero cercando di allineare collo, bacino e piedi. Chi soffre a fare la verticale, soffrirà anche a fare la candela, però questa posizione è più semplice perché non comporta continue cadute durante la fase di apprendimento. Per eseguire la candela si è costretti ad raddrizzare la colonna vertebrale, usando muscoli dorsali e addominali. Io piego i gomiti e appoggio le mani sul dorso, in modo che anche questa spinta possa contribuire all’allungamento della colonna. Finché la colonna è curva i piedi tenderanno a posizionarsi sul naso, anziché a piombo sul bacino, come dovrebbero. Attenzione a non dimenticarsi di rilassare il collo, cosicché il mento possa toccare la gola.
MINUTI PRIMA. Per eseguire la verticale occorre prima aver scaldato tutta la muscolatura del corpo. Io mi esercito nella Posizione sulla testa alla fine della classe di balletto accademico. Prima della verticale eseguo per cinque respiri la candela e poi continuo lo stretching portando le dita dei piedi a terra, dietro la nuca. Se eseguendo questa seconda posizione – detta asana dell’Aratro – sentite difficoltà a respirare e dolore al collo, tornate immediatamente distesi piegando le gambe, se invece volete incrementare la distensione dei muscoli, staccate le mani e allungate le braccia per terra, in direzione opposta alle gambe.
SETTIMANE DOPO. Quando si riesce ad eseguire la verticale fluidamente, si può intensificare il lavoro aprendo le gambe a V. Oppure si può tentare, spingendo forte sugli avambracci, di staccare la testa da terra. Su questa strada i più motivati troveranno presto la verticale a due appoggi (le mani), che per me è ancora fantascienza.











