DANZARE A BERLINO 8 membros alla sophiensaele

sophiensaele esterno

sophiensaele, ingresso dal cortile

Oltre agli edifici già descritti negli altri articoli su Berlino, il festival Tanz im August fagocita anche la Sophiensaele, in Sophienstrasse, nel quartiere di Scheunenviertel. La sala, prima di divenire luogo di rappresentazioni, ha avuto un ruolo importante nella storia del movimento dei lavoratori berlinesi, ospitando le riunioni politiche in particolare dopo la prima guerra mondiale. Oggi Sophiensaele è invece una prestigiosa vetrina internazionale per la danza di ricerca ed il teatro-danza. La trasformazione è avvenuta grazie all’operato della celebre coreografa Sasha Waltz, che ne ha curato la programmazione prima di spostarsi presso un altro teatro, la Schaubühne am Lehniner Platz. Come molti altri spazi performativi della città che ho avuto modo di visitare, gli ambienti della Sophiensaele sono molto curati dal punto di vista della funzionalità ma ricordano, dal punto di vista dell’aspetto, una vecchia officina. Il pubblico è usualmente fatto accomodare su una ripida gradinata, sormontata da una soffitta dove è possibile che sia allestito il tavolo della regia.

dalla gradinata della sophiensaele

la scena bianca di Febre

Mi sono recato alla  Sophiensaele il 19 agosto 2008, in occasione dello spettacolo di Membros Dance Company. I nove elementi del gruppo brasiliano si muovono utilizzando elementi tecnici provenienti dall’hip hop, break-dance e capoeira. Alcuni sono più bravi, altri meno, ma quello che più è importante è che lo stile risultante sia stato compiutamente assoggettato alle emergenze espressive dei coreografi e degli interpreti. Così ho finalmente potuto rispondere ad una domanda che mi ronzava in testa da qualche anno: è possibile, per un coreografo, usare la break-dance come linguaggio senza restare vittima dalla retorica del fight tra crew? Senza farsi schiacciare dal virtuosismo da discoteca? La risposta non era scontata, perché i danzatori di break-dance più sono bravi e più trasmettono un sapore di videoclip alle coreografie di cui sono interpreti. Febre è una risposta rincuorante alla mia domanda, nonostante sia uno spettacolo così militante da sfiorare l’ingenuità. I Membros si sono ripromessi di riscattare la violenza in cui cresce la maggior parte dei giovani brasiliani in materia per il proprio teatro-danza. Non si può dire che la denuncia – nuda, cruda e politica – non arrivi al pubblico forte e chiara.
Presto sarà possibile vedere i Membros in Italia. Febre è infatti nel cartellone del festival fiorentino Fabbrica Europa.

DANZARE A BERLINO 7 riviste per appassionati danza

La scena contemporanea berlinese mi è apparsa fin dai primi giorni della mia visita abbastanza complessa e variegata. Per quanto si possa essere informati ed attenti c’è sempre il rischio di disperdere le energie inutilmente e perfino di mancare qualche opportunità. Per razionalizzare tempo e risorse ho utilizzato Zitty, la rivista quindicinale che elenca, tra le altre rubriche, tutto quello che si può vedere in città, anche per quel che riguardo alla danza. Un calendario di eventi ancora più specifico lo offre Tanzraumberlin, giornale interamente dedicato alla scena cittadina. La versione cartacea di questa pubblicazione, poche pagine in bianco e nero, è reperibile gratuitamente nelle scuole più importanti e in quasi tutti gli spazi che ospitano spettacoli di danza. Io ne ho trovate parecchie copie a Tanzfabrik. Se, come me, avete problemi col tedesco potete consultare le sezioni in inglese offerte dal sito omonimo, che come la rivista è finanziato pubblicamente. La redazione di Tanzraumberlin è presso Podewil.

DANZARE A BERLINO 6 i teatri: Staatsoper Under den Linden

entra il pubblico

entra il pubblico

Centralissima, a due passi dall’isola dei musei, la Staatsoper Unter den Linden è l’istituzione teatrale più prestigiosa di Berlino. Non si tratta in realtà di una sala enorme: la platea è abbastanza circoscritta ed i posti disponibili sono meno di quelli che ci spetterebbe da un teatro dedicato alla rappresentazione delle opere liriche. Ambienti ed arredi sono invece tradizionali e lussuosi quanto basta.

In agosto la programmazione di spettacoli della Staatsoper è sospesa, ed è stato soltanto grazie ai festeggiamenti del quindicesimo anno di via della compagnia Sasha Waltz & Guests che ho avuto la possibilità di entrarvi. L’evento in questione, soltanto l’inizio di una intenso tour celebrativo da parte della formazione, era l’opera Medea, a cui ho assistito il 16 agosto.

boccascena

boccascena

Vorrei poter dire che il mio primo incontro con la celebrata artista tedesca, autrice di un aggiornato e complesso teatro di danza, è stato esaltante, ma ognuno ha le sue debolezze ed io non ho saputo reagire alla musica espressionista, o forse dovrei dire atonale senza appigli, di Pascal Dusapin. L’elemento più significativo della messa in scena, ovvero l’intensa coreografia corale, non è riuscito a bilanciare la mia refrattarietà nei confronti della tragedia antica, perciò sono rimasto per lo più estraneo alle strazianti e lugubri vicende della maga. C’era una sola cantante, ed il testo – di Heiner Müller – era in tedesco con sopratitoli in tedesco. La mia stanchezza, la lunga giornata piovosa che volgeva al termine e la comoda poltrona in cui sono affondato hanno fatto il resto.

DANZARE A BERLINO 5 i teatri: hebbel am ufer

Senza Hebbel am Ufer non ci sarebbe il festival Tanz im august. Tuttavia non è la sede storica del celebre teatro berlinese ad essere implicata nella rassegna, bensì le sue due sedi distaccate, più piccole della sala principale.

ingresso HAU2

ingresso HAU2

Hebbel am ufer 2, che gli organizzatori abbreviano giustamente in HAU2, non si trova in Stresemann strasse, bensì in Hallesches ufer, che poi è la strada che costeggia il canale. Quando ci sono andato la prima volta ho dovuto fare tutto il giro dell’isolato per trovare l’ingresso, perché è un po’ defilato: la stretta facciata ad oblò, di colore grigio, sembra schiacciata tra i due edifici adiacenti. L’opuscolo della rassegna indica che HAU2 è equidistante dalle stazioni della rete trasporti Möchernbrucke ed Hallesches Tor, ma tornandoci più volte ho capito che in realtà è più vicina la prima.
HAU2 è una sala molto più grande di Podewil, di forma cubica, molto funzionale e tecnicamente attrezzatissima. La sera che mi ci sono recato io lo spazio era stato allestito con due gradinate contrapposte tipo campo da tennis, entrambe rivolte verso due reti per saltare di circa due metri per quattro, separate ma adiacenti. Quando ho viste le reti ho temuto di assistere ad uno spettacolo di nouveau cirque, ma mi sbagliavo: la vocazione di It’s in the air era più esplorativa, musicale, pacatamente ironica. Talvolta la mia attenzione era catturata dalla forma che il corpo dei due interpreti assumeva come risultato di un rimbalzo, talvolta dalla trama ritmica dei cigolii, talvolta dagli specifici accorgimenti tecnici messi in atto per ottenere un certo tipo di rimbalzo piuttosto che un altro. Ogni tanto tra i due danzatori si creavano delle micro scenette, fatte per lo più di sguardi e sottintesi. Piccole sfide, come quella a togliersi le scarpe continuando a rimbalzare.
È evidente che questo tipo di spettacoli – di attitudine post-modern – richiede una certa concentrazione all’osservatore, ma nessun spettatore mi è sembrato infastidito, né annoiato dalla mancanza di una colonna sonora. Degli autori -  Jefta van Dinther e Mette Ingvartsen – non avevo mai sentito nulla, perciò la mia sorpresa è stata assoluta.

donnina con cartello

"CERCO UN BIGLIETTO!"

Agli appassionati berlinesi invece gli artisti olandesi dovevano essere già noti, poiché non c’era un solo posto libero. Chi sperava di trovare un biglietto all’ultimo momento, come la signora della foto, è rimasto deluso.

DANZARE A BERLINO 4

berlino invasa dai manifesti di tanz im august

DANZARE A BERLINO 3 tanz im august

Tutte le guide di Berlino – ed in particolare la mia guida di riferimento cioè Il libro della danza edito da Gremese – segnalano il festival Tanz im August. L’imprescindibile selezione di eventi ha luogo nella seconda metà di agosto ed è ospitata dai più importanti spazi performativi e sale teatrali. Proprio in questi giorni si sta svolgendo la ventesima edizione, dal programma particolarmente ricco e molto pubblicizzata in città. Il mio istinto mi ha consigliato di comprare tutti i biglietti in prevendita, circa una settimana prima dell’apertura della rassegna, e nonostante questo alcuni spettacoli erano esauriti e molti altri sulla via di esserlo. I biglietti li ho comprati presso la biglietteria centrale del festival, aperta all’interno dello spazio chiamato Podewil, in Klosterstrasse, a dieci minuti a piedi da Alexanderplatz. Poiché il festival ha molte sedi questo spazio ha la funzione di punto di incontro: oltre alla biglietteria ed allo spazio dove si svolgono le performance, vi è stato allestito un bar-caffetteria. Qui si svolgono anche molti degli incontri after-show.

pubblicità del festival

pubblicità del festival

Nella sala di Podewil, attiva anche indipendentemente dalla rassegna estiva, io ci sono andato a vedere le proposte di Boris Charmatz/Association Edna. L’artista francese, che io conoscevo solo di nome, ha presentato una incisiva produzione del 1996, Aatt enen tionon. Su ciascuno dei tre piani di un robusto praticabile un danzatore seminudo esplora metodicamente tutte le difficoltà a cui è sottoposta la propria mobilità. In alcuni momenti sembra di assistere alla danza di un uomo sezionato in tre parti da un prestigiatore da avanspettacolo. Lo spazio di cui dispone ciascun interprete è poco, direi non più di cinque metri quadri, oltre i quali c’è una inevitabile caduta direttamente sul pubblico, che assiste seduto per terra e col naso all’insù. Ciò nonostante le sequenze – raramente all’unisono ma sempre in coordinazione – portano spesso ad avvicinarsi ai bordi ed a sfiorare supporti o soffitto. Charmatz, che è il più alto dei tre, è al primo livello, ma rischia continuamente di battere la testa sul soffitto, cioè sul pavimento del danzatore che sta al piano intermedio (Fabrice Ramalingom). All’ultimo piano, almeno sei metri da terra, c’è una danzatrice (Anna MacRae): dalla mia posizione ne vedevo spuntare gli arti ed i genitali.
Alla fine della serata mi sono soffermato nel cortile dell’edificio per una birra e due patatine. Il biergarten del festival era gremito di persone, alcune delle quali provenivano da altre sedi e non avevano neanche assistito al crudele show di Charmatz. Ho soppesato i libri offerti dalla piccola libreria del festival e poi ho fatto due chiacchiere con la coreografa fiorentina Cristina Rizzo, in vacanza a Berlino per qualche giorno.

DANZARE A BERLINO 2 le scuole: dock11

La mia guida di Berlino non segnala Tanzfabrik, segnala invece i Dock11 studios (pronuncia: dok elf). Questo informale centro è situato in una delle zone più vivaci di prenzlauer berg, ovvero al numero 79 di kastanienalle, una lunga strada piena di bar, ristorantini e negozietti di moda. Lo stabile che ospita il centro è riconoscibile sia per l’insegna nera con lettere bianche che vi campeggia sopra, sia per la quantità di manifesti di spettacoli attaccati alle pareti. L’ingresso è in realtà un vero e proprio vicolo che conduce a due cortili consecutivi: agli ambienti di dock11 si accede dal secondo cortile. A destra si accede alle scale che conducono alle due sale principali, mentre a sinistra c’è lo spazio per le performance – una stanzona dalla pianta quadrata – presumibilmente ricavato da una preesistente officina.
Tutte le lezioni hanno luogo in due sale al primo piano, dove si trova anche una caffetteria-salottino con vetrata sulla sala principale. Al mattino, i corsi regolari per professionisti, sono sicuramente indirizzati a danzatori contemporanei, ma nel corso della giornata non mancano le classi di balletto di ogni livello e difficoltà. Offerte regolarmente alla comunità anche classi di modern, hip hop, yoga e feldenkrais. Un discorso a parte meriterebbero i seminari intensivi, dedicati ai temi centrali della coreografia/drammaturgia contemporanea.
Una sera mi sono recato a vedere una delle tante performance programmate da dock11: una stimolante improvvisazione ideata dalla danzatrice butoh Yuko Kaseki insieme al videomaker Diegonante. Il pubblico, un centinaio di persone, si è disposto lungo tre lati della sala, sedendosi per lo più per terra. L’ingresso costava dagli otto ai quindici euro, a discrezione dell’acquirente. Ho scelto per l’ingresso più economico, ma in compenso ho preso una birra al baretto allestito nel cortile. Ad evento concluso – il videomaker proiettava sull’interprete e su altre superfici alcuni oggetti posti al momento opportuno sotto l’obiettivo della propria telecamera – mi sono seduto per un drink ad uno dei tavolini del semplice foyer all’aperto. Intorno a me c’erano tutte persone sotto i trentacinque, e la loro conversazione si svolgeva in almeno tre lingue. Indizio che l’impresa Dock11, nata quasi spontaneamente dalla necessità di danza espressa dalla comunità, ha oramai ottenuto un certo prestigio internazionale.

DANZARE A BERLINO 1 le scuole: tanzfabrik

Berlino esercita una attrazione irresistibile nei confronti di giovani alla ricerca di una aggiornata formazione e di un qualificato sbocco culturale. Il fervore culturale ed artistico della città si concretizza in mille iniziative sia da parte delle istituzioni che da parte di realtà imprenditoriali indipendenti.

vicolo che porta al cortile

vicolo che porta al cortile

I due più importanti centri di formazione per quel che concerne la danza sono tanzfabrik, che ha appena festeggiato tre decenni di attività, e dock11. Tanzfabrik è, oramai da tempo, una scuola di riferimento per coloro che ricercano un ampio ventaglio di discipline che fanno riferimento alla danza contemporanea. Il centro dispone di quattro sale dove si svolgono i corsi regolari, il programma intensivo ed i seminari – raggruppati intorno alle festività per favorire quelli come me, turisti appassionati.
La mia guida non segnala tanzfabrik, perciò mi sono arrangiato per quel che riguarda la localizzazione. L’indirizzo segnalato sul sito è Möckernstrasse 68, ma non sapendo in che punto della lunga via cercare ho deciso di partire dall’incrocio di Möckernstr. con Kreuzbergstr. – ovvero dal buffo Viktoriapark. Decisione fortunata, perché il 68 si trova a metà del primo tratto della strada, sulla sinistra se si cammina dando le spalle al parco. L’ingresso è segnalato da alcuni manifesti, ma non è troppo appariscente, e comunque non è un portone, si tratta di un vicolo che penetra nell’isolato. Oltrepassato un giardinetto ed altri fabbricati si arriva ad una biforcazione: il famoso cortile di mattoni rossi su cui si aprono le vetrate della fabrik è l’ultimo a sinistra.

il cortile con le vetrate sulle sale

il cortile con le vetrate sulle sale

L’ingresso principale è riconoscibile per la pensilina con i tavolini sotto. Gli studi 1 e 3, così come alcuni spogliatoi, sono in cima a queste scale. Sullo stesso pianerottolo si trovano anche gli uffici ( aperti dal lun al ven 10-12; montag anche 16.30-20) e la bacheca con tutte le informazioni su corsi ed insegnanti, che comunque sono reperibili anche sul sito, nonché offerte di lavoro e alloggio. Alle altre sale del centro si accede direttamente dal cortile.
Il mio girovagare berlinese mi ha portato a tanzfabrik verso le 19, proprio mentre iniziava una lezione di latin fusion. Le luci delle altre sale che danno sul cortile mi sono sembrate spente, in effetti in agosto il centro funziona a regime ridotto.