TUTTO VERO il maestro russo di Montale

Boris Kniaseff e Brigitte Bardot
Un sostenitore del blog mi ha recentemente segnalato che un maestro di balletto russo ha fatto recentemente capolino anche nell’esame di maturità. Una delle tracce per il tema di italiano chiedeva di analizzare e commentare una poesia di Montale, Ripenso il tuo sorriso (da Ossi di seppia, 1925), il cui testo è disponibile anche sul sito del ministero della pubblica istruzione. I redattori della traccia hanno erroneamente ritenuto che la poesia fosse ispirata dal sorriso di una donna, e ne è scaturita una comprensibile polemica che si è conclusa con la rimozione dall’incarico dei responsabili del macroscopico sfondone. Giusto. Ma allora a chi appartiene il sorriso che ha dato adito a tale scandalo? Ma quale figura femminile dal ruolo “salvifico e consolatorio”: Montale è mosso dal ricordo di un suo amico, il danzatore esule russo Boris Kniaseff! Povero Boris, per ristabilirne un minimo la memoria ho deciso di pubblicare una foto che lo ritrae mentre prova a raddrizzare una giovanissima Brigitte Bardot, di cui era evidentemente il fortunato maestro di balletto.

UN ESERCIZIO PER TUTTI I DANZATORI

Il fatto che il principio tecnico dell’isolamento (articolo precedente) sia universale, ovvero sia alla base di qualsiasi stile di danza, non significa che sia sempre banale applicarlo. In generale è particolarmente difficile non coinvolgere il bacino nel movimento degli arti inferiori quando li si vuole spostare dietro la schiena. Analizziamo questo semplice movimento della tecnica accademica: battement tendus dietro, ovvero dietro la schiena. Limitatamente agli obiettivi di questa riflessione, per bacino si intenda l’insieme di osso sacro, ilio e coccige, mentre per gamba si intenda tutto quello che sta tra l’articolazione dell’anca ed il calcagno. Per muovere le gambe all’indietro senza perdere l’equilibrio è necessario isolarle dal bacino, il che non è così semplice, specie per gli uomini. Purtroppo è la muscolatura stessa della gamba che, troppo sollecitata, tende a portarsi dietro coccige e compagnia bella. Sarà dunque opportuno esercitarsi a disarmare lo schema motorio che ci costringe ad contrarre troppo i muscoli della coscia, o comunque troppo in anticipo rispetto a quando sarebbe opportuno.
A me è stato molto utile un esercizio, che ho appreso a New York presso lo studio di Susan Klein. Ci si stenda sul pavimento vicino ad una parete verticale in modo che le gambe, stese ma rilassate, siano completamente appoggiate al muro. I glutei devono essere appoggiati alla parete in modo che le gambe formino un angolo di novanta gradi con il busto. I talloni sono a appoggiati alla parete ed in contatto tra di loro, così come sono in contatto le dita dei piedi, naturalmente flessi. Una volta raggiunta, con agio, la posizione descritta, si eseguano piccole rotazioni delle anche verso l’esterno, ovvero verso la prima posizione. Si può anche piegare leggermente la gamba, rilasciando il ginocchio, sebbene senza staccare i talloni dalla parete. Quali sono i muscoli coinvolti in questi piccoli, ma basilari, movimenti? Quali i gruppi di muscoli che fanno resistenza? Si resti infine immobili, e rilassati, per alcuni minuti, e si focalizzi l’attenzione sul fatto che mentre i glutei sono indubbiamente l’inizio della muscolatura della gamba, le ossa che compongono il bacino sono la parte più bassa della schiena. Ebbene sì, il sedere fa parte della schiena.

BALLETTO ACCADEMICO muscoli/scheletro

Argomento correlato con il precedente articolo. Può capitare che i maestri di formazione statunitense, durante le classi, soprattutto alla sbarra, utilizzino il verbo“to squeeze”, che tradotto letteralmente sarebbe un invito a strizzare i muscoli. Per ottenere alcune forme può essere utile contrarre velocemente i glutei, o gli addominali, ma più spesso è controproducente. L’indicazione è dunque da prendere con le molle: personalmente ritengo più efficace portare l’attenzione allo scheletro piuttosto che all’apparato muscolare. Molti danzatori interpretano l’invito come un richiamo a rendere più plastiche le posizioni contraendo a fondo i muscoli, ma ciò li porta spesso ad attardarsi nelle transizioni. E’ un vecchio modo di ballare, ed è pericoloso: chi ne abusa, soprattutto durante le classi, finisce per non rendersi conto che è musicalmente in ritardo. Inoltre strizzare continuamente i muscoli blocca inevitabilmente la dinamica. Contrarre con forza i muscoli serve soltanto ai danzatori dalla muscolatura molto morbida che hanno necessità di aumentare tono e massa muscolare, a tutti gli altri è più utile riflettere sul verbo “to breathe”.