BALLETTO CLASSICO a cosa servono i tendus?

Non è neppure concepibile una classe di balletto accademico senza battements tendus. Nessun metodo ha mai messo in discussione l’importanza di praticare i tendus, mentre sia il metodo americano che quello russo, seppur per motivi opposti, ne moltiplicano il numero da eseguirsi alla sbarra. Una tipica lezione professionale di balletto inizia con un esercizio da eseguirsi con entrambe le mani appoggiate alla sbarra: già in questo riscaldamento sono presenti dei tendus. A questo esercizio preparatorio seguono, con rarissime eccezioni, un esercizio di tendus in prima posizione e almeno tre esercizi di tendus dalla quinta posizione. Da un primo esercizio da eseguirsi lentamente e senza staccare il piede dal pavimento si giunge così ad una sequenza di tendus veloci con il piede sollevato di qualche centimetro da terra. Solo dopo aver eseguito quest’ultima specie di tendus, ovvero i battements jetés (il vecchio Cecchetti li chiamava dégagé), la classe si avvia verso movimenti più appariscenti. Una volta conclusa la sbarra, molti maestri propongono di prendere confidenza con il centro tramite altri due esercizi di tendus combinati con piccoli trasferimenti di peso.
Quanti tendus esegue una ballerina in un anno? Ed in tutta la carriera? Un numero spaventosamente grande, senza dubbio. Giorno dopo giorno, si finisce per assumere che esercitarsi in questo piccolo movimento sia indispensabile. Ma c’è una risposta univoca alla domanda: a cosa servono gli esercizi di tendus? Se esiste, io non la conosco.

  • I tendus irrobusticono gambe e ginocchia. Vero, ma questo vale soprattutto per allievi nelle prime fasi della formazione. Forse che nelle classi di balletto per professionisti si fanno meno tendus? Non direi. Rifletterei anche sul fatto che oggi la fisionomia del danzatore è cambiata: al danzatore troppo muscoloso, specie nelle gambe, si tende a preferire un fisico più equilibrato, tonico, ma non appesantito dalla propria massa.
  • I tendus riscaldano le gambe. Vero, ma ci sarebbero modi migliori per farlo, meno dispendiosi e soprattutto con maggiori effetti defatiganti. Infatti non è escluso che un esercizio di tendus mal concepito provochi contratture. Per non parlare degli esercizi che provocano una fastidiosa sensazione di appesantimento della muscolatura.
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gambe morbide come pennelli

Molti maestri (Christiane Marchand, Giampiero Galeotti, Lynn Seymour) suggeriscono che i tendus si fanno più con i piedi che con le gambe, intendendo che si deve contrarre il meno possibile la grossa muscolatura della gamba. Gamba da lasciarsi morbida anche qualora il tendu sia veloce o molto veloce. Allontanando il piede dalla posizione di partenza si dovrà gradualmente organizzarsi affinché il baricentro rimanga a piombo sopra la gamba che resta ferma, ma non si dovrà mai trattenere il peso della gamba che si muove. In altre parole, eseguendo un tendus, il peso del corpo sta sulla gamba che resta ferma, ma non quello della gamba che si muove, che invece scarica per terra attraverso le dita del piede. Una delle metafore più utilizzate per trasmettere questo tipo di informazione è quella del massaggio. “il piede massaggia il pavimento” – o viceversa – “usate il pavimento per massaggiare la pianta del vostro piede” sono suggerimenti interessanti, quanto inascoltati. Prendendo spunto da quest’ultima analogia oserei aggiungere una terza ipotesi alle due già menzionate sopra: gli esercizi di battements servono a sperimentare cosa accade nel corpo quando si deve muovere uno dei due arti su cui si sta appoggiando il peso, ovvero, cosa sia opportuno fare per non crollare quando si è costretti a riorganizzare velocemente il proprio equilibrio.

BALLETTO CLASSICO metafora delle carte da gioco

Una delle personalità più significative che hanno contribuito alla maturazione dello stile ballettistico inglese è Lynn Seymour. La ballerina di origini canadesi ha iniziato il proprio percorso come musa di MacMillan, collaborando con il maestro alla creazione di alcuni dei suoi personaggi più memorabili. Anche il ruolo di Juliet nel Romeo and Juliet di MacMillan, sebbene interpretato da Margot Fonteyn la sera del debutto, è frutto della grazia di Lynn Seymour. Non vado oltre a questo accenno biografico poiché i grandi meriti di Lynn Seymour, così come le numerose ed atipiche collaborazioni che costellano la sua carriera, sono storia documentata in qualsiasi enciclopedia.
Le classi di Lynn Seymour, a cui ho avuto il piacere e l’onore di prendere parte, sono una irripetibile mescolanza degli esercizi distillati da Stanley Williams con la lirica leggerezza che ha sempre contraddistinto la ballerina. L’intelligenza e lo spirito innovativo della canadese si esprime in decine di raffinate metafore, molto funzionali quanto leggermente spiazzanti. Gli esercizi di pirouettes in passé, così come i saut de basque, erano spesso preceduti dall’evocazione dell’immagine delle carte da gioco, evidentemente per ricordare la necessità di allineare spalle, fianchi, ginocchia, e piedi. “Dovete immaginare di girare come se foste il re di picche”- aggiungeva. Più chiaramente: prima si porta il corpo sul piano di rotazione (si sale, in altre parole) e poi lo si flippa senza modificarne ulteriormente l’allineamento, ovvero restando virtualmente bidimensionali. Mi ha sempre messo di buon umore l’idea di Lynn Seymour che pensa ai propri studenti giocando a poker fino a tardi.