Vi è mai capitato di provare avversione nei confronti della coreografia che dovete eseguire? Niente di più facile che questo disagio sia associato al pensiero: “questi movimenti non fanno per me”. Al sottoscritto è successo. I sintomi più visibili vanno dalla difficoltà a memorizzare le sequenze all’incapacità di assecondarne la dinamica. Nei casi più gravi si può verificare l’insorgenza di piccoli infortuni, come lievi stiramenti dei muscoli o distorsioni. Tutti segnali di rigidità: prima di tutto mentale e – conseguentemente – fisica.
Se c’è uno schema di pensieri che blocca la nostra danza sarà difficile rimuoverlo combattendo sul suo stesso terreno, quello della riflessione. Le strategie mentali non scalfiscono più di tanto il cemento con cui abbiamo edificato l’IO che ora ci appare rigido e di impaccio. Per diminuire il controllo che l’ego esercita sui movimenti è più utile allearsi alle attività dell’organismo che influenzano la mente, pur non generando pensiero. Tra queste funzioni, quella che io conosco meglio è il respiro.
Vi propongo un esercizio molto semplice che vi dovrebbe permettere di scoprire come ridimensionare il potere dell’ego sulla vostra danza. Ne trarranno particolare beneficio i danzatori che praticano la Contact Improvisation. È un esercizio semplice da descrivere, ma non è semplice da praticare quanto sembra. Fate quello che potete senza arrabbiarvi… come faccio io.

ego ballerino, o robottino?
Sedetevi su un tappetino da yoga a gambe incrociate, schiena dritta, mento appoggiato alla gola. Braccia rilassate, mani appoggiate sulle ginocchia. Sotto il coccige potete mettere una coperta ripiegata per facilitare una leggera retroversione del bacino. Eseguite con il naso una decina dei respiri più grandi che potete fare: si deve riempire d’aria sia l’addome che il petto; ogni volta, prima di espirare, trattenete un istante l’aria e sentitevi dei palloncini.
Dopo l’ultimo dei respironi forzati chiudete gli occhi e lasciate che il soffio ritorni da solo ad un ritmo più normale. Continuate ad ascoltare il respiro, cercate di seguirlo senza condizionarlo. Ogni respiro è fatto di due fasi: aria fredda che entra dal naso, aria calda che esce. Mentre ascoltate, un pensiero potrebbe venire a disturbarvi; osservatelo nascere ma evitate di svilupparlo. Senza agitarsi, riportate la vostra attenzione al processo della respirazione; presto si riaffaccerà un altro pensiero. Finché rimanete seduti – indicativamente 15 minuti – trattate ogni idea nello stesso modo: “Chi sei? Cosa vuoi? Niente da fare! Ciao… “
Tutto qua. Questo esercizio non è che una versione semplificata dello zazen. Ci sono molti maestri che propongono ai propri allievi lo zazen, tra i quali il coreografo Michele Abbondanza. Anche l’hatha yoga contempla esercizi di meditazione simili a quello che ho proposto, ma molto più complessi. Se siete agili provate a praticarlo nella posizione del Loto, che è anche più comoda se la meditazione si allunga.


