La mattina che precede un debutto è sicuramente diversa da tutte le altre. Ancora prima di svegliarmi del tutto mi accorgo che inutili preoccupazioni si stanno agitando nella mia testa. Questa notte ho anche dormito male, a causa della terribile miscela tra tensione – accumulata nel corso delle ultime prove di palcoscenico – e male alle gambe. Mentre percorro il corridoio fino alla rampa di scale che porta al bar del teatro, accarezzo l’idea di prendere un secondo caffè. Dall’interno del bar proviene l’abituale chiacchiericcio mattutino. Tra gli avventori ci sono molti dei miei colleghi che fanno colazione, ma io tiro dritto.
La sala da ballo è gremita di danzatori che si preparano alla lezione facendo un po’ di ginnastica. Benché la classe mattutina non faccia propriamente parte dell’orario di lavoro, oggi tutti sono presenti. Ci vorrebbe qualche metro di sbarra in più: l’organico è infatti rinforzato da parecchi giovani aggiunti, scritturati appositamente per il ballettone natalizio che andrà in scena stasera. Vicino al pianoforte intravedo anche Roberto Bolle, ospite della compagnia ogni volta che un balletto richiede la sua interpretazione, nonché la sua fama. È arrivato ieri, ma si è affacciato in palcoscenico solo per parlare un po’ con il direttore dell’orchestra. Tutti sanno che le star non provano con il gruppo, specie quando sono ospiti di una compagnia che non è la propria. I grandi ballerini arrivano sempre all’ultimo momento, già pronti, sempre perfetti.
La classe, tenuta da una svolazzante maestra inglese, ha su di me l’auspicato effetto rilassante. Verso le 10 e 45 abbandoniamo le sbarre per affrontare la parte più movimentata dell’allenamento. Durante l’esercizio di pirouettes in passé osservo che Bolle sembra perplesso, come se avesse percepito qualcosa di strano nel proprio corpo. Mi guardo intorno: nessuno ha notato niente; tutti sembrano assorti nei propri ruzzoloni.
Per quanto possa essere bello danzare, il momento che preferisco è quello immediatamente dopo lo spettacolo, quando la tensione, applausi o fischi, finalmente cala. Mentre salgo le scale che dal palcoscenico portano ai camerini, mi affianca una collega molto più giovane di me. È in vena di scambiare due parole e mi confessa il suo entusiasmo per Bolle, che anche stasera ha deliziato la platea. “Peccato quelle pirouettes”_ conclude Sara armeggiando ai lacci delle punte. In effetti, guardando distrattamente la fine del secondo atto da uno dei monitor situati dietro le quinte, anche a me era sembrato che le ultime pirouettes dell’atletico primo ballerino non fossero state eccezionali.
Per lunghi anni dopo uno spettacolo la classe del mattino è sempre stata posticipata di un ora rispetto ai giorni normali, in modo da permettere ai danzatori più impegnati di recuperare le energie. Ultimamente questa tradizione non è sempre rispettata, con mio rammarico. In effetti stamattina è stato particolarmente difficile alzarsi per venire a studiare. Il camerino è deserto poiché molti dei miei colleghi, magari più stanchi di me, hanno deciso di arrivare direttamente per la prova. Qualche armadietto più in là c’è però Massimo che si sta cambiando. “chissà se oggi giro più di Bolle…”_ ironizza, rivolgendosi a tutti ed a nessuno.
Pare che lo spettacolo sia generalmente andato bene. La voce si è diffusa durante la lezione e tutti i miei colleghi, anche se fanno finta che non gli importi, sono visibilmente più rilassati. Mentre aspetto che inizi la prova, noto che Bolle si è fermato vicino allo specchio per capire cosa sta succedendo alle proprie pirouettes. Le prova e riprova, incredulo, senza trovare una soluzione. In effetti la maliziosa profezia del mio amico Massimo si è quasi avverata, poiché l’impareggiabile italo-inglesino, nonostante abbia volte ripetuto l’esercizio, non è riuscito a fare quei meravigliosi giri a cui ci ha abituato. La sua partner – una prima ballerina statunitense – si avvicina e gli parla a bassa voce accarezzandogli la testa. Sta cercando di incoraggiarlo, ma dagli occhi verdi del ballerino trapela un po’ di nervosismo.
Bolle ha l’abitudine di preparare le pirouettes in passé en dehors dalla quarta posizione piegando entrambe le gambe. È un metodo sconsigliabile, ma molti la considerano solo una questione di stile. Seduto per terra dall’altra parte della sala, cerco di analizzare i suoi movimenti, senza riuscirvi. Tutto quello che vedo è che più ci prova e meno gira. Forse Bolle ha soltanto perduto i superpoteri.
Da dietro le quinte è praticamente impossibile poter abbracciare con lo sguardo tutta la scena, bisogna accontentarsi di guardare una porzione di palcoscenico. Stasera i posti migliori sono tutti già occupati dall’inizio del pas de deux e per trovarne uno decente ho dovuto strisciare fin quasi in proscenio. Ieri non c’era tutta questa gente interessata alle sorti dello spettacolo. Dal mio lato del palcoscenico ci sono quasi tutti uomini, animati da una curiosità colorata di sadismo; dal lato opposto vedo invece affacciarsi testoline femminili, tutte sinceramente solidali con l’affascinante Roberto. Tutti attendono che Bolle esegua la sua variazione per vedere come gli verranno gli ultimi giri. È la prima volta da quando lo conosco che non vorrei essere al suo posto.
Questa mattina, vedendo il mio idolo alla sbarra, mi è tornata in mente l’espressione che – ieri sera – ha attraversato il suo sguardo un istante prima delle fatidiche pirouettes. Tre giri pencolanti con un saltellino per finire l’ultimo: veramente poco per un ballerino della sua levatura. Non che lo spettacolo ne abbia risentito, probabilmente solo una minima parte del pubblico si è accorta dell’incidente. Subito dopo la lezione sarebbe prevista una ennesima prova, ma io spero che ci lascino andare a riposare, dopotutto stasera c’è l’ultima replica e siamo tutti, proprio tutti, abbastanza stanchi.

NIENTE PAURA: I FATTI NARRATI SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA