Mal di schiena del danzatore

Ieri è stata una lunga giornata, due prove di scena di tre ore ciascuna. La sera, verso le diciotto, mentre salivo le scale di casa, ho sentito un doloretto alle vertebre più basse, appena sopra il bacino. Pochi scalini dopo, davanti la porta di casa, ero già bloccato, a malapena in grado di oltrepassare la soglia. Ecco il mal di schiena che preferisco, non causato da un incidente, ma generato da un periodo dove la stanchezza si è mescolata costantemente con la tensione. E, cosa ancor più grave, irrimediabilmente a ridosso di un debutto.

La vita è fatta anche di questi improvvisi rallentamenti. Ne approfitto per aggiungere due banalità al tema del dolore alla schiena, già affrontato in altri articoli. Quando si chiede troppo alle proprie vertebre, i muscoli che le circondano tendono a bloccarsi, come a volerle proteggere da ulteriori movimenti pericolosi. In questa situazione è impossibile danzare: servono in genere 24 ore per ritrovare la mobilità normale ed altre 24 per un pieno recupero. Qualche antidolorifico vi toccherà prenderlo, ma vi sconsiglio di stare a letto, anzi per accelerare la guarigione io ricorro ad una asana tra le più benefiche.

Pur non soffrendo di questa problematica, ho capito che l’ernia del disco intervertebrale provoca sintomi simili a quella in cui mi trovo adesso, però più gravi. Se il vostro ricorrente dolore alla zona lombare della schiena persiste per giorni e giorni senza miglioramenti stabili, non limitatevi a leggere blog, fatevi una risonanza magnetica.

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Amo i Ronds de Jambe

dancer before class

la sbarra (quasi) tutti i giorni

Il training quotidiano di molte compagnie professionali è costituito da una lezione di balletto classico, opportunamente calibrata sulle caratteristiche della formazione. Dal momento che la sbarra ha uno svolgimento tipico ed una sequenza di esercizi ben riconoscibile, tutti coloro che vi si cimentano regolarmente hanno un esercizio che preferiscono agli altri. A me piace il ronds de jambe.  La mia simpatia non è dovuta a ragioni estetiche, anche se questo è un movimento tra i più eleganti de la danse classique. Io preferisco l’esercizio di ronds per ragioni propriocettive. Finché sono par terre, cioè finché i piedi disegnano un semicerchio con la punta delle dita appoggiata per terra, il movimento della testa del femore dentro la cavità dell’anca mi restituisce la bella sensazione di lubrificare tutti gli elementi dell’articolazione che sarà più maltrattata durante la giornata di prove, compresi i legamenti e le parti cartilaginee. Quando invece eseguo il rond de jambe senza appoggiare le dita sul pavimento, ovvero con la gamba a 45 gradi circa, la circonduzione ha delle ripercussioni sul bacino, il cui movimento influenza la forma della colonna vertebrale. A curve diverse corrisponde una posizione diversa del torso, così testa e collo si troveranno a compiere una piccola flessione, sempre che voi non glielo impediate, azione che vi sconsiglio. Questa mini movimento in avanti di testa e collo, in relazione allo abduzione indietro di una gamba rispetto al bacino, è largamente accettata dalla tradizione e molti lettori l’avranno già riconosciuta. Nel sistema Vaganova questo minimo spostamento sul piano sagittale di testa e collo – sempre contemporaneo ad una loro rotazione – è chiamata en dedans della testa. Le migliori insegnanti del metodo sovietico, tra le poche Mariella Ermini, spiegano correttamente il senso di questo atteggiamento: non un atto di abbellimento, ma la ripercussione motoria dell’antiversione del bacino e della spinta che questa sua inclinazione imprime alle vertebre.

Nella piccola esperienza propriocettiva sopra descritta ci sono le ragioni della mia simpatia per questo centenario esercizio: perché grazie alla sua circolarità, coinvolge, seppur dolcemente, tutto il corpo. Amo il rond de jambe perché la tenerezza con cui mette in discussione il mio equilibrio mi pone senza inutili resistenze psicofisiche davanti all’obiettivo quotidiano del danzatore: ricercare e tutelare la mobilità del corpo, quali che siano le forme richieste. Più di altri esercizi, un rond ben eseguito ha dunque la capacità di risvegliare in me percezioni di tipo dinamico. Dove va il peso? Sto usando troppa forza o la sto usando nel momento sbagliato? Sto bloccando il movimento? Dopo les ronds, la giornata prende la giusta piega. Ed il vostro esercizio preferito, qual’è?

SCHELETRO DEL DANZATORE

my skeleton

mezzo scheletro ad istinto

Ho provato a disegnare il mio scheletro a memoria, ad istinto. Mi sono sdraiato su un grande foglio bianco ed un collega ha disegnato il mio contorno. Poi, senza consultare un atlante anatomico, ci ho disegnato il mio scheletro dentro. Si tratta di un esperimento suggerito da Andrea Olsen nel suo bellissimo libro Anatomia esperienziale. Trentuno lezioni pratiche. L’anatomia esperienziale rappresenta una guida alla scoperta del nostro corpo attraverso l’esperienza che ne facciamo, ovvero principalmente attraverso la propriocezione ed il tatto. Un approccio all’anatomia illuminante per i danzatori classici, che possono finalmente condurre dei veri e propri esperimenti con gli strumenti che incidono più di ogni altra variabile sulla qualità del loro movimento. Grandi estimatrici dell’anatomia esperienziale sono Stefania Losasso – professoressa di fisiodanza presso l’accademia di roma – e la coreografa Simona Bucci, una delle più innovative pedagoghe del nostro paese.

Io per finire il disegno del mio scheletro ci ho messo circa mezz’ora. Alcune zone non sapevo bene come disegnarle, anche se ne avevo chiara la forma, altre invece non riuscivo neppure ad immaginarle, ad esempio la connessione tra ischi e pube. Mi sono accorto troppo tardi che avevo disegnato la tibia troppo grande rispetto al femore. Non dovrei rendere pubblico il disegno del mio scheletro, rivela molte più informazioni sulla mia psiche che sulle mie articolazioni: in effetti mi vergogno un po’ ad aver pensato di avere i metatarsi così corti.

EQUILIBRIO ED ALLINEAMENTO colonna vertebrale del danzatore

dancers have music in to the spine

colonna vertebrale di una danzatrice

Prima che l’ozio estivo ottenebri del tutto la mia mente, vorrei concludere il discorso iniziato nel precedente articolo – una esplorazione propriocettiva dell’intera colonna vertebrale – con un semplice esercizio. Il procedimento descritto dovrebbe permettere a tutti di riconoscere la sensazione corrispondente alla corretta postura della colonna. Memorizzata questa sensazione, si disporrà di uno strumento per trovare velocemente l’equilibrio, ovvero per danzare con maggior semplicità e  minor dispendio energetico.
Osservate con attenzione come è fatta una vertebra. Tutte le vertebre (escluso l’atlante) sono composte da un grosso osso anteriore – il corpo vertebrale – e da un arco osseo posteriore. Sull’arco posteriore si trovano le apofisi articolari; dallo stesso arco si dipartono i processi traversi e l’apofisi spinosa, che si allunga verso la parte posteriore del corpo.
L’impalcatura che deve sostenere il peso del vostro corpo è il pilastro formato dalla sovrapposizione dei corpi vertebrali. È dunque indispensabile cercare di mantenere allineati corpi vertebrali, anziché gli archi posteriori. Molti danzatori si preoccupano moltissimo di allineare le apofisi spinose, poiché sono l’unica parte visibile e toccabile della colonna vertebrale, con il risultato di cancellare le curve naturali della colonna vertebrale. Se fossi in loro io mi occuperei di allineare i corpi vertebrali, ben più adatti a sorreggere il peso della testa e del torace, che però sono situati più o meno al centro del corpo, e non posteriormente. Abituarsi a mantenere sovrapposti i corpi vertebrali, anziché concentrarsi sul mantenere la schiena visibilmente diritta, migliora la qualità della danza e diminuisce le probabilità di rovinarsi i dischi intervertebrali.

vertebra toracica

vedi tutto l’esercizio

COLONNA VERTEBRALE DEL DANZATORE esplorazione anatomica esperienziale

vertebra lombare dal basso from above

scultura moderna

Una delle scoperte più importanti del Novecento è la colonna vertebrale. La consapevolezza della sua importanza, probabilmente mutuata dallo yoga e dalle arti marziali, accomuna tutti i personaggi che hanno profondamente innovato in ambito fisiomotorio  e coreografico. La funzionalità della colonna vertebrale è al centro di tutte le ginnastiche olistiche, ma è anche il punto di partenza della tecnica denominata Contact Improvisation, nonché della tecnica distillata da Trisha Brown. La colonna vertebrale dei giovani danzatori è composta da 7 vertebre cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali fuse insieme e 4 coccigee, fuse anche loro. In tutto 33, ma solo 24 spazi interdiscali utili per i movimenti. La mia colonna vertebrale ha ancora meno spazi utili.
Se me lo permettete, proverei a guidarvi in una perlustrazione dell’intero rachide, cioè della colonna, usando ciascuno le proprie mani. Avere una maggior complicità con la struttura più importante dello scheletro umano vi aiuterà a migliorare la vostra danza. Sedetevi sugli ischi, gambe distese, ma senza tensione, occhi chiusi. Toccatevi con le dita di una mano il collo. Le protuberanze ossee che sentite sotto i polpastrelli sono i processi spinosi, cioè le sporgenze posteriori delle vertebre. Risalite il collo di sporgenza in sporgenza fino a dove la successione si interrompe. Prima della prima sporgenza, c’è una vertebra che ne è priva, e prima ancora sentirete le ossa del cranio. Noterete che l’atlante – su cui appoggia la testa – corrisponde anteriormente al naso: la colonna vertebrale è molto più lunga di quel che si crede. leggi il resto della colonna vertebrale

DOLORE AL CALCAGNO tallonite del danzatore

firewalking or dancing?

infiammazione ai talloni?

Ai danzatori può capitare di avvertire dolore al tallone, ovvero in qualche area localizzata nella parte posteriore del piede. Alla stessa parte anatomica – ovvero il tallone – ci si può riferire anche con il termine calcagno (per gli antichi ed i dottori calcaneus), dal nome del grosso osso a forma di patata che ne costituisce la struttura scheletrica. Se il tallone duole nella parte che si appoggia per terra la causa potrebbe risiedere in una infiammazione della fascia plantare. Se sentite male nella parte posteriore del calcagno, ma non sotto, molto probabilmente vi siete procurati una borsite inserzionale del tendine di Achille. Ora vi racconto la differenza tra queste due patologie. Le cause del dolore potrebbero essere anche altre – come la spina calcaneare o l’osteocondrosi della sporgenza del calcagno – ma sono meno comuni nei danzatori, ed anche più gravi. (altro…)

CHE COSA È LA FISIODANZA?

tutto ok?

La fisiodanza è una disciplina che elabora strategie di allenamento per il danzatore con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni sia tecniche che espressive, incrementarne il benessere psico-fisico, diminuirne l’esposizione alle patologie causate da errori tecnici o da carichi eccessivi di lavoro.
La fisiodanza ha la finalità di integrare le classi collettive di tecnica, proponendo percorsi di allenamento calibrati sulle caratteristiche fisiche e sulle esigenze artistiche del singolo danzatore.
Lo studio del movimento che caratterizza l’aspetto teorico di questa disciplina, sottoponendo i movimenti di ciascuna tecnica ad una analisi bio-meccanica, può inoltre aiutare il danzatore a correggere errori di impostazione ed esecuzione. Guidando il ballerino verso una maggiore consapevolezza motoria l’insegnante di fisiodanza può dunque contribuire alla prevenzione sia delle patologie da sovraccarico funzionale, sia delle lesioni predisposte – se non causate – da difetti tecnici.

Gli studenti dei primi due anni di liceo coreutico integrano il proprio training quotidiano con quattro ore alla settimana di fisiodanza, attività in quel contesto denominata laboratorio coreutico. Anche l’Accademia Nazionale Danza supporta la formazione dei propri allievi con lezioni di fisiodanza. I principi cui si ispira la fisiodanza dell’Accademia sono derivati dai sistemi di educazione fisica comunemente denominati ginnastiche dolci o anti-ginnastiche. Sebbene riorientandoli secondo i propri specifici obiettivi, la fisiodanza di supporto ai corsi dell’Accademia rielabora infatti i presupposti comuni ai metodi creati da Mézières, Pilates e Feldenkrais – per citare solo i più noti. Durante le lezioni si fa largo ricorso all’osservazione propriocettiva, ed alle visualizzazioni immaginative sviluppate dall’Ideochinesi. Tra gli strumenti utilizzati nelle classi c’è inoltre la manipolazione e l’esplorazione dell’anatomia, strumenti mutuati dall’approccio al movimento elaborato da Bainbridge Cohen.

FLESSIONI PER DANZATORI push up

L’estate appena trascorsa, non volendo abbandonare ogni attività fisica neppure durante le vacanze, ho deciso di concentrarmi su un programma di flessioni. Non è solo una questione di amore nei confronti del mio mestiere di danzatore: se non dedico ogni giorno un po’ di tempo al mio corpo – facendo yoga, o Feldenkrais, o semplicemente stretching – mi viene subito mal di schiena. Inoltre non mi piaceva l’idea di perdere troppa massa muscolare su braccia e torace. In effetti, ogni volta che trascuro i miei esercizi, perdo almeno metà della massa acquistata.
Dunque mi trovo sulla costa della maremma, in una bella casa colonica circondata da un ampio giardino. La situazione è ideale per dedicarmi ad un’oretta di esercizi mattutini, tre volte alla settimana. La prima è mezz’ora è consacrata allo yoga. Seconda mezz’ora: cinque serie di flessioni. Il programma che ho seguito – e che illustro più giù – è da considerarsi ottimale per un danzatore con le mie caratteristiche fisiche. Qualsiasi programma di potenziamento muscolare deve essere costruito sulla persona che lo intraprende, cioè adeguato alle sue caratteristiche muscolari, ai suoi obiettivi, ed alla sua situazione psicofisica. A maggior ragione i danzatori, causa le loro peculiari esigenze professionali, dovrebbero intraprendere un programma di potenziamento soltanto dopo aver compiuto alcune importanti valutazioni. Consiglio dunque a tutti di leggersi la serie di articoli appositamente dedicati al potenziamento per danzatori.

man doing push up

braccia stese perpendicolari al pavimento

Ho sempre pensato che le flessioni – o push up – fossero un buon modo per irrobustire braccia e torace. Innanzitutto sono relativamente semplici da eseguire. Proni, palmi delle mani appoggiate al pavimento il più vicino possibile alle spalle, gomiti stretti, gambe tese, dita dei piedi appoggiate per terra a partire dal metatarso. Una volta assunta questa posizione non rimane che spingere sulle braccia per allontanare il corpo dal pavimento. Le flessioni sono anche facili da calibrare, infatti alcuni miei colleghi le usano, in dosi omeopatiche, per scaldarsi prima della prova. Nell’eseguire un push up bisogna però fare attenzione a non cadere nell’errore più grave, ed anche più comune, che è quello di non attivare al massimo i muscoli addominali: se le spalle si allontanano da terra, ma il bacino resta troppo vicino al pavimento l’esercizio di potenziamento si trasforma in una maldestra estensione della colonna vertebrale. Le flessioni con gli addominali rilasciati, oltre ad essere inefficaci, sono anche pericolose. Se durante l’esercizio non riuscite a tenere la testa sulla stessa linea che unisce spalle e bacino, allora dovreste prima di tutto esercitare i muscoli che sostengono il tronco. Anche a coloro che ritengono di avere addominali adeguati consiglio di riscaldarli attentamente con lunghe contrazioni isometriche.

Ecco lo schema delle ripetizioni che ho seguito; le ragazze possono alleggerire lo sforzo usando come fulcro le ginocchia anziché i metatarsi dei piedi. Prima settimana: quattro serie di sei flessioni ciascuna, più una serie fino allo stremo (due minuti di recupero fra le serie). Seconda settimana: 3×7+1×6+1xstremo. Terza settimana: 3×8+1×6+1xstremo. Quarta settimana: 3×9+1×6+1xstremo. In altre parole: la lunghezza delle prime tre serie aumenta progressivamente, la quarta serie è sempre di sei flessioni, l’ultima serie deve avere almeno due flessioni in più della terza, ma il consiglio è continuarla fino a che avete forza.
Poiché il vostro obiettivo è mantenere od aumentare la massa eseguirete le flessioni lentamente ed in tempo di walzer: un tempo per salire e due per scendere. Facile, ma non trascuriamo i dettagli. Io – ad esempio – dimenticavo di tenere il collo allineato con il resto della colonna vertebrale durante lo sforzo, causandomi contratture e mal di testa.

POSTURA DEL DANZATORE il portamento

some dancers run like soldiers

c'è modo e modo di entrare in scena

La scuola di ballo che frequentavo da studente – secoli fa – organizzava molti spettacolini con i propri allievi. Anche il mio corso aveva spesso qualche breve coreografia da imparare, esercitare, lucidare. In certi periodi dell’anno – tra lezione e prove – passavo più tempo con le mie insegnanti che con i miei genitori.
Uno dei rimproveri preferiti della mia generosa insegnante era che sul palcoscenico spesso non avevo un atteggiamento da ballerino. In particolare mentre non stavo danzando la coreografia: correndo per entrare in scena, o per uscirne, o durante quei lunghi momenti in cui dovevo star fermo in scena. Il mio problema – ho capito molto tempo dopo – era che non avevo una postura da ballerino. <<Cammina come un ballerino vero!>> mi esortava la maestra, senza però ottenere grandi miglioramenti, visto che io frequentavo la sua prestigiosa scuola proprio per imparare a farlo, il ballerino.
La povera donna aveva le sue ragioni a comportarsi così. Gli altri allievi – dotati di una vocazione per la danza molto più forte della mia – avevano già capito quali fossero i modelli a cui ispirarsi, anche e soprattutto nell’atteggiamento. Nureyev, Baryshnikov, ed Anthony Dowell. Anch’io guardavo i video dei grandi ballerini, però non riuscivo a vedere oltre la loro tecnica. Al contrario dei miei compagni di studio, che avevano già assorbito il tipo di eleganza richiesta dal balletto classico, io avrei avuto bisogno di indicazioni più esplicite.
Con il senno di poi ho capito a cosa miravano tutte quelle esortazioni che mi sforzavo, inutilmente, di seguire. Il ballerino classico lo si deve riconoscere anche da fermo. Lo sanno bene tutte le mamme quando decidono di iscrivere le figlie alla scuola di danza: <<magari non farà mai la ballerina, però con la danza acquisirà un gran bel portamento>>.

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I LICEI COREUTICI

quanto dovranno aspettare?

Il Liceo coreutico e musicale è una delle nuove scuole secondarie di secondo grado introdotte dalla Riforma Gelmini. Oltre all’insegnamento delle discipline comuni a tutti gli altri indirizzi liceali – italiano, lingua straniera, storia, geografia, filosofia, matematica, fisica, scienze e storia dell’arte – la sezione coreutica prevede gli insegnamenti di: storia della danza, storia della musica, tecniche della danza, laboratorio coreutico e coreografico, teoria e pratica musicale della danza. Nel loro insieme, le discipline coreutiche rappresentano una parte importante dell’orario settimanale. Il professore di tecniche della danza, ad esempio, avrà a sua disposizione otto ore alla settimana per ciascun anno del quinquennio, il doppio del tempo che passerà in aula il professore di italiano. Nei primi due anni tutti gli studenti seguiranno un identico programma di studio, mentre nel triennio conclusivo ciascun allievo potrà scegliere tra due indirizzi: danza classica, oppure danza contemporaneaAggiornamento situazione Licei coreutici.

Mentre su wikipedia si legge che prima o poi saranno attivati 40 licei musicali di cui almeno 10 dotati di sezione coreutica, nell’ambiente si vocifera che per il momento ne sono previsti solo cinque. In realtà sul sito dell’Accademia Nazionale di Danza – l’unica università che rilascia il titolo abilitante all’insegnamento delle discipline coreutiche nel sistema scolastico nazionale – c’è una lista che elenca i licei coreutici. Se siete interessati ed abitate vicino, ad esempio, a Roma, Teramo, Genova, Udine o Busto Arsizio – provate ad approfondire la questione iniziando con questa  intervista a Giovanna Greco, docente dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma e interfaccia di questo istituto presso il Ministero.
Come se le notizie non fossero già abbastanza rare, un fuorviante articolo di Repubblica – datato 25 febbraio 2010 – riferisce altre affermazioni della ministro: nell’anno scolastico 2010-2011 sarà attivato un solo liceo coreutico in tutto il territorio nazionale. Nell’articolo non si dice neppure quale dovrebbe essere.
A questo punto ammetto di essere confuso anche io. Una piccola rivoluzione sta per iniziare, ma ho la sensazione che passeranno molti anni prima che i Licei Statali, istituzioni finalmente in grado di conciliare una indispensabile formazione umanistica con la pratica professionalizzante, diplomino danzatori pronti ad inserirsi in una compagnia. Nel frattempo bisognerà continuare a fare affidamento sulle scuole di danza gestite da privati, magari apprendendo a riconoscere quelle valide ed affidabili. A questo scopo ri-danzare ha distillato una piccola guida per aiutare tutti i genitori che sono alla ricerca di una buona scuola di danza per i propri figli.

Aggiornamento situazione licei coreutici qui.